Pezzotta prepara il sindacato all’ autocritica

21/02/2005

    domenica, 20 febbraio, 2005

      VARIE Pagina 19

      Ignorato dal governo anche quando sciopera e manifesta. «Ma avranno ancora bisogno di noi e della concertazione»
      «Soli e in declino»: Pezzotta prepara il sindacato all’ autocritica

        Enrico Marro

          ROMA – Nel suo studio che guarda verso Villa Borghese, al terzo piano di via Po, Savino Pezzotta è solo. Come solo appare il sindacato, ignorato dal governo anche quando sciopera e manifesta. Il leader della Cisl, seduto alla scrivania, rilegge in silenzio il testo finale delle tesi per il 15esimo congresso, che si svolgerà a Roma dal 5 all’ 8 luglio. E al centro del quale ci sarà «la questione sindacale», cioè la perdita di ruolo delle confederazioni dopo 4 anni di cura Berlusconi. Mai un congresso del sindacato è stato imperniato su rischio di «declino» – si legge proprio così nel documento – del sindacato stesso. Una presa di coscienza dolorosa per la Cisl, soprattutto perché si accompagna alla «constatazione» che «la concertazione», sulla quale questa organizzazione ha puntato tutte le sue carte negli ultimi 15 anni, «è stata affossata».

          «È così – conferma Pezzotta – ma non finisce qui… Non possono fare da soli, avranno ancora bisogno di noi». Si riferisce al governo il leader della Cisl. Il centrodestra, anche se dovesse rivincere le elezioni del 2006, sarà costretto a tornare a dialogare col sindacato: «Il deterioramento della situazione economica e sociale imporrà il ritorno alla concertazione». Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, «continua a dire che va tutto bene, ma come fa a non vedere che ci sono interi settori produttivi in crisi profonda, che l’ industria rischia di sparire e con essa decine e decine di migliaia di posti di lavoro?». Se continua così, aggiunge Pezzotta, «si rischia un progressivo aumento della conflittualità, e allora anche chi finora ha pensato che si può prescindere dai corpi intermedi e dalla democrazia partecipata si renderà conto dell’ importanza del ruolo del sindacato per governare la situazione».

          L’ alternativa al dialogo, ammonisce il segretario della Cisl, è una «società corporativa, senza più mediazioni, una democrazia "stretta" invece di una democrazia "larga"». Da questa analisi, dura nei confronti del centrodestra, Pezzotta non fa però discendere una scelta a favore del centrosinistra: «Io non schiererò mai la Cisl. Farlo, in un senso o nell’ altro, indebolirebbe il sindacato, perché alla fine dovrebbe subire le decisioni politiche del campo di appartenenza. Io, invece, voglio mantenere l’ autonomia del sindacato, che deve avere il suo programma, rispetto al quale i due poli devono pronunciarsi». È la politica, insomma, che deve scegliere se vuole essere vicina o meno al sindacato e non il sindacato a mettersi al rimorchio dei partiti.

          Facile a dirsi difficile a farsi, dopo che il rapporto col centrodestra si è logorato al punto da non esistere più e sapendo che la Cgil si schiererà e lavorerà per la vittoria dell’ Unione. «Lo so, ma non a caso noi, nelle tesi, non parliamo più di unità sindacale ma di pluralismo convergente», dice Pezzotta. Comunque sia, il leader della Cisl, che al congresso proporrà la rielezione sua e di tutta la segreteria, sa benissimo che questo passaggio cruciale il sindacato lo supererà solo se riformerà profondamente se stesso. «Molte delle trasformazioni che hanno investito la società, la politica, l’ economia hanno trovato il sindacato impreparato», si ammette nelle tesi. Pezzotta pensa soprattutto alla riforma della contrattazione, alla rappresentanza dei nuovi lavori, alla capacità di parlare ai giovani. Basterà a evitare il declino? Enrico Marro «Impreparati alle trasformazioni economiche e sociali» «L’ esecutivo non può non capire che la conflittualità crescerà»