Pezzotta non entra in politica e critica l’affare Unipol

29/07/2005
    venerdì 29 luglio 2005

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        CONVERSAZIONE. IL SEGRETARIO CISL LEGGE LA CRISI DELL’AFL-CIO

          Di Ettore Colombo

            Pezzotta non entra in politica e critica l’affare Unipol

              «Non sono impegnato e non intendo impegnarmi in politica. Sono appena stato rieletto segretario generale della Cisl e intendo fare questo mestiere
              ancora a lungo. Anche perché so fare un mestiere solo alla volta…». Da Chicago, dove si trova per seguire il drammatico congresso del sindacato americano, l’Afl-Cio, l’orso bergamasco spiega al Riformista quello che pensa di chi cerca di “tirarlo per la giacchetta” candidandolo ogni giorno a qualcosa di diverso in schieramenti diversi.

                Dopo aver soffiato forte il vento che lo voleva pronto per un posto di rilievo
                nella Margherita, in questi giorni il suo nome è stato associato all’Udc.E si parla persino di un Pezzotta «pronto » a entrare nel nuovo partito unico dei moderati. L’orso, intanto, tra uno sbuffo e un palloncino, non perde una battuta – in compagnia dei leader della Cgil e di quello della Uil Angeletti – del congresso del più grande sindacato del mondo per numero di iscritti, quello a
                stelle e strisce, notevolmente preoccupato da segnali ben più gravi dei gossip da little Italy. «Come Cisl abbiamo impostato un intero congresso sulla
                “questione sindacale” che, qui a Chicago, è riesplosa in tutta la sua drammaticità», racconta al telefono. «La spaccatura che Stern, leader della
                coalizione della coalizione ribelle Change to win, sta creando nell’Afl-Cio avrà inevitabili ripercussioni anche sulla centrale sindacale mondiale, la Cisl internazionale (con la Cisl italiana non c’entra nulla, ma si chiama così, ndr.), il nuovo organismo pluralista dentro la quale a maggio del 2006 confluiranno le due confederazioni mondiali Icftu e Cmt. Provo inquietudine e preoccupazione per questa spaccatura ormai inevitabile. Ma proprio quello che sta accadendo qui ci parla anche di qualcos’altro – continua – delle necessarie trasformazioni che il sindacalismo deve affrontare per rispondere
                alle sfide che la globalizzazione ci porta in casa». Torna prepotentemente
                alla ribalta, naturalmente, l’annoso problema del rapporto tra sindacato e politica ma anche il “come” fare sindacato di fronte alla crisi occupazionale
                nelle industrie (che stanno ancora tutte con l’Afl- Cio) e all’irrompere del sindacato dei servizi, che sono quelli guidati proprio da Stern. Pezzotta
                sottolinea quanto la Cisl sia avanti, rispetto all’elaborazione dei nuovi lavori e delle loro nuove tutele ma in questo momento sembra preferire voler
                mettere la sordina alle polemiche con la Cgil: «La Cisl ha dato da tempo la sua risposta rivendicando la piena autonomia dalla politica. Il che vuol dire rivendicare anche la propria parzialità. Non so se possono esistere governi amici di un sindacato, tendo a pensare che non esistano e mi preoccuperei se ci fossero. Altri danno altre risposte? Io rispondo per la Cisl…».

                Certo è che oggi, negli Stati Uniti, Pezzotta vede in campo un capitalismo «duro, aggressivo, che attacca i diritti dei lavoratori. La risposta deve essere
                culturale, non solo contrattuale, e deve spingere per una risindacalizzazione della società, affermando diritti e chiedendo opportunità». Ecco, appunto, parliamo un po’ dei capitalisti nostrani, segretario. «E’ in corso una lotta di potere senza esclusione di colpi. Come Cisl abbiamo puntato il dito sul problema della rendita, che va aggredita perché distorce le finalità del capitalismo: invece di produrre beni e ricchezze per tutta la società si concentra sul valore, non sul bene. Poi va aperta una discussione seria su dove sta andando il capitalismo italiano».

                E di Fazio che mi dice? «Non ho elementi per dare, da qui, un giudizio compiuto ma qualche problema mi sembra di vederlo, rispetto al suo ruolo di governatore di BankItalia… ». Sull’operazione Unipol invece il suo giudizio è negativo… «Sì, vedo con preoccupazione intaccato il ruolo stesso del mondo
                cooperativo. E vedo rischi enormi per le regole stesse che sovrintendono a questo mondo ». Un’ultima questione, segretario, forse quella più spinosa,
                gli assetti contrattuali. Dicono che Confindustria abbia, di fatto, bocciato la vostra proposta di riforma. «Quelle di Confindustria sono linee-guida, per
                ora, la proposta vera e propria dobbiamo ancora averla, leggerla e discuterla.Vogliono solo due livelli invece che tre? Benissimo, va bene anche a noi. Però la contrattazione aziendale deve essere esigibile per tutti, piccole e medie imprese comprese, altrimenti è una proposta conservativa, non innovativa. Come Cisl parliamo anche di democrazia economica, di
                partecipazione ai risultati dell’impresa ma i lavoratori in fabbrica devono poter godere di più e non di meno diritti…».L’ultimatum alla Cgil per trovare una posizione comune resta fissato al 15 settembre? «Non capisco perché si continui a parlare di ultimatum. La Cisl fa proposte, cerca accordi, non rotture, e vuole arrivare a una posizione confederale comune. Se non ci
                riusciamo, andrò a parlare con i miei iscritti in assemblee aperte a tutti per spiegare la nostra posizione. E’ un percorso, non un ultimatum».