Pezzotta: «No alle rincorse salariali sui contratti»

07/01/2003


Domenica 5 Gennaio 2003

INTERVISTA AL LEADER DELLA CISL

Pezzotta: «No alle rincorse salariali sui contratti»

«Ma non accetteremo l’inflazione programmata dal governo anche se qualcosa abbiamo avuto con il taglio delle tasse»

di LUCIANO COSTANTINI

ROMA — Qualche giorno di riposo tra Bergamo e Brescia, le sue terre, per riprendere fiato. E subito di nuovo in campo: «Tanto per restare in allenamento, ho partecipato ad una marcia della pace a Cremona…a me piace camminare…mentre qui a Roma…». Scherza, Savino Pezzotta, in una mattina di sabato mentre il palazzone della Cisl è praticamente vuoto. Presidiato solo da pochi impiegati e una pattuglia di carabinieri.
L’orso bergamasco è caricato anche se quasi mai dialetticamente aggressivo. Si riscalda però quando gli si ricorda che la Fiom/Cgil è pronta ad un nuovo sciopero generale del settore industria, innestandolo sulla crisi Fiat. «Se qualcuno pensa che l’unità sindacale sia un vincolo, lo dica; se vuole fare propaganda sui giornali, faccia pure. Io credo che prima di proclamare qualsiasi iniziativa di lotta, bisognerebbe sedersi ad un tavolo, ragionare e individuare gli obiettivi».

Dica la verità, la Cgil di Epifani è diversa da quella di Cofferati?

«Con Guglielmo almeno si dialoga. Cofferati ci mandava, per lettera, gli inviti a scioperare».

In questa guerra dei prezzi, lei con chi sta con l’Istat o con l’Eurispes?

«Quello che accade non è chiaro e non aiuta nessuno. Io so soltanto che il dato storico per l’Italia è quello Istat. L’Eurispes fa un rilevamento su un blocco di prezzi, limitato a 304 punti vendita e mette in evidenza alcune cose. Con questo non voglio negare la possibilità di interventi di istituti privati rispetto all’Istat, a me interessa una forma di monitoraggio che fornisca dati oggettivi per tutti. Quelli Eurispes fanno tuttavia emergere che le famiglie fanno fatica ad arrivare a fine mese anche perchè ci sono contratti scaduti da tempo e che dovrebbero essere rinnovati».

Il governo vorrebbe rinnovarli in base all’inflazione programmata, cioè l’1,7% per il 2002 e l’1,4% per il 2003.

«Sono cifre inattendibili e rinnovare i contratti con quei tassi significherebbe una perdita secca del potere di acquisto dei salari. Il che sarebbe una contraddizione con gli accordi di luglio di dieci anni fa che puntavano al contenimento dell’inflazione, ma anche alla salvaguardia dei salari. Però non possiamo neppure inseguire la rincorsa salariale perchè farebbe crescere l’inflazione di aspettattiva che mangerebbe ciò che ipoteticamente si potrebbe recuperare».

Ve bene, ma quali sono i suoi numeri?

«No all’1,4%, ma qualche decimale in meno dell’inflazione reale. Il tutto da definire contrattualmente, visto che non lo ha voluto fare il governo. Ricordo che, almeno in parte, il potere d’acquisto dei salari lo abbiamo difeso con l’accordo del 5 luglio, quello del Patto per l’Italia, attraverso l’abbattimento delle tasse sui redditi più bassi. Quell’accordo è importante, al di là di quello che dice qualcuno».

Allude ad Epifani, secondo il quale i fatti stanno dando ragione alla Cgil, che quel Patto non ha firmato?

«Innanzi tutto, credo, che bisognerebbe essere più modesti perchè nessuno possiede la verità del sindacato. La Cisl ha sottoscritto quel Patto e non lo rinnega perchè in esso ci sono elementi che vanno a vantaggio di coloro i quali noi rappresentiamo: abbiamo ottenuto il taglio della pressione fiscale; abbiamo portato a casa alcune misure sul Mezzogiorno che però vanno rilanciate; ci sono altre cose, per esempio il taglio ai fondi per gli ammortizzatori sociali, che non ci sono piaciute. Non è, come dice Epifani, che noi mugugnamo, se dovremo mobilitarci su alcune questioni, lo faremo».

Ce ne dica una.

«Chiederemo al governo di aprire un tavolo per svolgere un monitoraggio sul Patto per l’Italia, al fine di verificare quanto è stato recepito e per calendarizzare gli impegni che erano nel Patto e non erano collegati alla Finanziaria. Invieremo la richiesta a palazzo Chigi dopo la segreteria, diciamo entro la prossima settimana».

E cosa si sente di rispondere a leader della Cgil?

«Se pensa che noi torneremo indietro, ha sbagliato le sue valutazioni. Se la Cgil vuole avere rapporti corretti con noi, non può pensare che noi rinneghiamo ciò che coscientemente abbiamo concordato e che non è soltanto un accordo firmato, ma anche una piattaforma da realizzare. Certo se il governo non onorerà gli impegni, saremo in grado di rispondere, ma non per sconfessare quell’intesa, perchè non la sconfesseremo».

Cosa sta accadendo in Fiat?

«E’ quello che tutti vorremmo sapere e per questo è necessario riaprire un confronto con l’azienda per capire cosa è accaduto dopo l’accordo tra Torino e il governo. C’è da chiarire il rapporto tra la Fiat e le banche, tra la Fiat e la GM, c’è la questione di un piano industriale che non abbiamo condiviso, ci sono nuovi imprenditori che si stanno muovendo».

Già Colaninno?

«Alla Fiat abbiamo chiesto di cambiatre il piano e mettere soldi, se non lo fa, non vedo alcuna contrarietà all’arrivo di imprenditori italiani. Se sarà Colaninno o un altro non so e non mi interessa. A me importa che in Italia sia mentenuto il settore auto. Ecco perchè c’è l’esigenza di aprire un confronto più che di uno sciopero generale».

Ricorda ancora la battaglia sull’articolo 18? Il premier ha fatto capire che ormai fa parte della storia.

«Se Cisl e Uil non avessero fatto l’accordo, quell’articolo oggi sarebbe stato modificato».

Si parla tanto di riforme: presidenzialismo e federalismo innanzi tutto.

«Credo che si debba mantenere un ruolo alto ed importante del Parlamento e soprattutto riaggiustare il titolo Quinto della Costituzione che così com’è crea danni e costi. Il federalismo, che comunque ritengo utile per il Paese, va ripensato con l’introduzione della Camera delle Regioni. E comunque servirebbero tempi più lunghi per preparare le regioni stesse a questa trasformazione.