Pezzotta: «No al bipolarismo sindacale»

10/06/2002





Lavoro – Per Cofferati «il Governo gioca a monopoli» – D’Amato: sulle riforme l’opposizione sia costruttiva
Pezzotta: «No al bipolarismo sindacale»
ROMA – Intervenire sulla spesa, tagliandola in rapporto al Pil, e realizzare le riforme strutturali per rilanciare lo sviluppo, gli investimenti e l’occupazione. Con lo sguardo rivolto sia al prossimo Dpef sia al confronto tra Governo e parti sociali, il presidente di Confindustria, Antonio D’Amato, rilancia i tre obiettivi di legislatura: alzare il tasso di occupazione; ridurre il divario Nord-Sud; abbattere l’economia sommersa. I soli obiettivi che, secondo il leader degli industriali, possono rendere possibile «un ruolo vero dell’Italia nell’Europa che stiamo costruendo». Il momento «è molto importante», afferma D’Amato. E aggiunge: «Finalmente è partita una fase nuova di confronto serio, responsabile, nel merito delle questioni dopo troppi mesi di sterili contrapposizioni ideologiche e di polemiche». E per il presidente di Confindustria è anche importante il dibattito che si è riaperto nel Centro-sinistra («la Margherita si è coraggiosamente spesa»), perché è necessaria un’opposizione che incalzi il Governo sulle riforme e non si limiti ad ostacolarle. Un dibattito ancora nel vivo. Mentre il leader dei Ds, Piero Fassino invita l’Ulivo all’unità («solo così si batte Berlusconi), Tiziano Treu (Margherita) e l’ex premier Giuliano Amato lavorano per costruire una piattaforma su cui si possano ritrovare le forze riformiste e anche il sindacato. E Treu chiede a Sergio Cofferati se il suo è un «no» a prescindere. La risposta arriva indirettamente dal leader della Cgil che accusa il Governo di «fare il gioco del monopoli», invitandolo nuovamente a togliere le modifiche all’articolo 18: in Italia c’è già troppa flessibilità. E aggiunge che le polemiche di questi giorni non potranno essere risolte «con un pronunciamento di merito». Ma Savino Pezzotta afferma che la rottura sindacale è colpa della Cgil. E fa sapere a Cofferati che «la Cisl si è sempre battuta e si batterà contro la bipolarizzazione del sindacato». Sul piano per l’occupazione presentato dal Governo, che dovrebbe garantire 1,4 milioni di nuovi posti di lavoro, Pezzotta afferma: i posti di lavoro «li conto sempre dopo e non prima». A sostenere che non «si sta andando verso un bipolarismo sindacale» e a chiedere di porre fine alle polemiche è il leader della Uil, Luigi Angeletti. Che smentisce seccamente l’ipotesi di un compromesso già realizzato con il Governo sull’art. 18. A dichiararsi rammaricato per l’assenza della Cgil dalla tavolo sul lavoro è il premier Silvio Berlusconi. Che tira un primo bilancio positivo del confronto: «Credo che con il dialogo riusciremo ad arrivare a soluzioni di buon senso». Dispiaciuto per la decisione della Cgil è anche D’Amato: «Ci auguriamo che recuperi capacità d’intervento, partecipando con responsabilità al confronto. Il presidente di Confindustria insiste sulla necessità di porre un freno alla spesa corrente: è possibile coniugare rigore e sviluppo e «riprendere a fare investimenti in infrastrutture materiali e immateriali» creando così «un meccanismo virtuoso di accumulazione». D’Amato definisce il ponte sullo Stretto un impegno importante: «È un’opera emblematica che rimette il Sud al centro degli investimenti». Ad augurarsi un ripensamento della Cgil è anche il presidente di Telecom, Marco Tronchetti Provera. E a considerare credibile l’obiettivo del Governo di 1,4 milioni di nuovi posti entro il 2005 è il presidente della Fiat, Paolo Fresco. Che aggiunge: il Governo sta lavorando bene ma «la battaglia sull’articolo 18 è una battaglia su un simbolo e quando le battaglie diventano simboliche e religiose è solo dispersione di energia inutile». Il ministro Roberto Maroni ribadisce che l’obiettivo del Governo non è quello dei licenziamenti liberi. Maroni conferma anche che l’Esecutivo non toccherà le pensioni di anzianità. A proporre la liberalizzazione dell’età pensionabile facendo leva sugli incentivi per consentire la permanenza al lavoro anche oltre i 65 anni è stato ieri il presidente dell’Inps, Massimo Paci: sarebbe opportuno far salire entro il prossimo decennio la soglia delle uscite per anzianità e vecchiaia a 62-67 anni. M.Rog.

Sabato 08 Giugno 2002