Pezzotta: le defiscalizzazioni sono la strada giusta

11/12/2001

Il Sole 24 ORE.com







    Pezzotta: le defiscalizzazioni sono la strada giusta
    ROMA – Non esclude un accordo sulla previdenza, anzi pensa che tutto filerà liscio, se solo il Governo non cambia le carte in tavola. Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl, va tranquillo all’incontro con l’Esecutivo. E indica anche un possibile punto di mediazione. Invece di ridurre i contributi per i più giovani, dice, pensiamo a forme di defiscalizzazione. Pezzotta, sarà decisivo l’incontro di oggi per la previdenza? Speriamo. Noi siamo fermi all’ultima riunione a Palazzo Chigi, quando ci fu illustrata la posizione del Governo su cinque punti. Siamo pronti a ragionare su quei punti, se si eliminano i riferimenti alla decontribuzione del lavoro giovanile, che abbasserebbe le entrate pubbliche e penalizzerebbe i giovani, e quello sui disincentivi alla pensione anticipata. Sono queste le differenze con il Governo? C’è anche una diversa opinione sull’utilizzo del Tfr, e anche sulla parita tra fondi chiusi e aperti, ma questo rientra nella trattativa, su queste cose possiamo negoziare. Un accordo non sembra impossibile. Se il Governo accoglie le sollecitazioni della Confindustria tutto diventa più difficile. Se invece mantiene inalterato lo schema che ci è stato rappresentato, allora è possibile ragionare. Non me la sento di parlare oggi di accordo, ma in quel caso è possibile negoziare e anche raggiungere un’intesa. Cosa vi divide di più dalla Confindustria? Il tentativo di introdurre disincentivi e la volontà di usare il Tfr come un elemento di scambio. Il Tfr non appartiene agli imprenditori, appartiene ai lavoratori e noi, in quanto loro rappresentanti, abbiamo più voce in capitolo per parlare di un diverso utilizzo. Perché vi opponete ai disincentivi? Cambierebbero strutturalmente le pensioni di anzianità. Accettare quelle norme significherebbe ridurre le rendite, quindi cambiare la natura di queste pensioni. Noi non ci siamo mai opposti a una revisione delle norme, a una loro razionalizzazione, a un loro aggiornamento, a introdurre una seconda gamba con i fondi pensione. Ma abbiamo sempre detto di essere intimamente contrari a una ristrutturazione delle norme in vigore. Perché siete contro la decontribuzione? Non è un modo per abbassare il costo del lavoro? Sì, ma questo farebbe entrare meno soldi nelle casse dello Stato. Quando i conti non tornano non si diminuiscono le entrate. Si cercano elementi di compensazione su altri versanti. Quali, ad esempio? Si potrebbe ragionare su forme di fiscalizzazione. Avete detto di temere delle sorprese. Di che tipo? Non vorremmo ci cambino le carte in tavola. È possibile? La Confindusttria ha visto Berlusconi una volta in più di noi. Non sappiamo cosa si siano detti, quali accordi abbiano raggiunto. Non vorremmo un peggioramento dello schema su cui abbiamo concordato. Se così fosse? Tutto sarebbe più difficile. Se raggiungeste un accordo su previdenza e riforma del mercato del lavoro, si attenuerebbe lo scontro per l’articolo 18? Quello resta comunque un problema. Non si fanno scambi. Farete altri scioperi? Adesso stiamo incontrando i gruppi parlamentari, poi vedremo.
    Massimo Mascini
    Martedí 11 Dicembre 2001
 
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