Pezzotta, l’aiuto della Margherita e l’esecutivo che non fa più scambi

22/02/2002




L’ANALISI

Pezzotta, l’aiuto della Margherita e l’esecutivo che non fa pi� scambi
      ROMA – Alla conferenza stampa di mercoled� sera, dopo l’incontro di Palazzo Chigi, Savino Pezzotta era apparso teso e preoccupato. Tanto da definire, lui stesso, �strettissimo� il sentiero che gli si parava davanti dopo la decisione di partecipare al nuovo negoziato sul mercato del lavoro. Il rischio, infatti, di rimanere schiacciati tra una Confindustria arrembante e una Cgil tutta piazza era ed � ben presente nelle riflessioni del gruppo dirigente Cisl. Ieri, per�, la situazione � migliorata. Almeno un po’. Pezzotta in queste settimane ha costruito un buon rapporto con An e con i centristi? Beh, nelle ultime 24 ore un aiuto supplementare gli � venuto addirittura dalla Margherita e dai Ds. Insomma �salvate il soldato Pezzotta� � stata la parola d’ordine circolata tra i maggiorenti di un Ulivo, che non ha nessuna intenzione di regalare la Cisl a Silvio Berlusconi. Il responsabile lavoro della Quercia, Cesare Damiano, molto vicino al segretario Piero Fassino, non solo ha accuratamente evitato di criminalizzare la posizione assunta a Palazzo Chigi da Pezzotta e dalla Uil, ma � arrivato addirittura a dire che �i Ds parteciperanno con i propri militanti a tutte le iniziative di mobilitazione e di sciopero che verranno proclamate dalle organizzazioni sindacali�. Ancora pi� abili sono stati Enrico Letta e Tiziano Treu che hanno coperto politicamente la scelta della Cisl (�Al tavolo delle trattative ci si va sempre – ha detto l’ex ministro del Lavoro – magari scioperando nella stanza accanto e mettendo i coltelli sul tavolo. Ma comunque ci si va�) e hanno de facto suggerito alla confederazione di rimpolpare l’agenda del nuovo negoziato. Di punti Letta ne ha indicati addirittura quattro: Mezzogiorno, ammortizzatori sociali, formazione continua, Statuto dei lavori. E a scanso di equivoci ha scandito: �Il governo deve scoprire le carte complete di risorse finanziarie. Ci deve essere Tremonti nella partita, queste misure non possono essere a costo zero�. Tanto per avere una cifra di riferimento Treu ha detto che una riforma degli ammortizzatori sociali, pur graduale, solo nei primi tre anni costa all’incirca 1,4 miliardi di euro. Il messaggio implicito inviato dalla Margherita a Pezzotta suona cos�: attento ad accettare una trattativa nella quale non ci sono termini di scambio, attento a sederti a un tavolo senza una piattaforma rivendicativa, noi comunque non ti lasceremo solo.
      Ma il nodo sta proprio qui. Esiste ancora lo scambio come lo abbiamo conosciuto negli ultimi venti anni di negoziati tra le parti sociali? L’impressione � che il sindacato fatichi non solo a trovare le ragioni della propria unit� ma forse ancor di pi� a rendersi conto delle profonde novit� intervenute con l’affermarsi del centrodestra. In un passato tutto sommato recente si sarebbero messe da una parte le disponibilit� del sindacato a rivedere alcuni istituti e dell’altra le offerte dell’esecutivo in termini di investimenti e spesa. La filosofia del governo Berlusconi fa piazza pulita di tutto ci�, ad acquistare centralit� sono nuove politiche fiscali, molto flessibili come quelle indicate nella delega messa minuziosamente a punto dal ministro Giulio Tremonti. Vista la mole delle risorse necessarie a finanziare quest’operazione � evidente che non restano grandi margini per far altro. Il contratto del pubblico impiego � stata gi� un’eccezione, giustificata solo dal motivo tutto politico di evitare la mega manifestazione unitaria Cgil-Cisl-Uil gi� programmata per il 15 febbraio.
      Stando cos� le cose risulta evidente come siano erose le stesse basi materiali della concertazione. Al sindacato rimangono da negoziare solo variabili interne al mondo del lavoro, in primo luogo i diritti. Ne soffre, di conseguenza, la Cgil di Sergio Cofferati che per� risolve questa contraddizione dando una risposta identitaria (vedi Rimini e mitologia dello sciopero generale). E’ destinata a soffrirne moltissimo anche la Cisl, che proprio sullo scambio aveva costruito le sue fortune lungo le irripetibili stagioni di Pierre Carniti e Sergio D’Antoni.
Dario Di Vico


Economia