Pezzotta: la nostra mobilitazione non si ferma

21/12/2004

    martedì 21 dicembre 2004

    All’assemblea unitaria dei pensionati a Napoli i sindacati confermano la lotta contro la Finanziaria. A gennaio assemblea per il Mezzogiorno
    Pezzotta: la nostra mobilitazione non si ferma

    Felicia Masocco

    ROMA Continuano le ostilità tra governo e sindacati. Un voto di fiducia dopo l’altro l’esecutivo impone la sua contestatissima manovra economica; Cgil, Cisl e Uil proseguono con la mobilitazione. Ormai si è perso il conto delle settimane trascorse da quando una parata di ministri e sottosegretari nell’ufficialità di palazzo Chigi promisero alle parti sociali che avrebbero discusso quantomeno di competitività e tutela dei redditi. Non se n’è fatto nulla, forse a gennaio il provvedimento sullo sviluppo, forse domani un incontro con Micciché sul Sud. Quanto a tutela dei redditi non v’è chi non sappia che il 2005 sarà una stangata per le famiglie italiane: l’ultima è annunciata dall’Intesaconsumatori, tra rincari dei prezzi e delle tariffe l’anno che sta arrivando costerà 272 euro in più. Il sindacato risponde convocando a Roma, il 20 gennaio, l’assemblea nazionale per il Mezzogiorno. Un’altra sarà a metà febbraio per richiamare l’attenzione sulla crisi industriale che poi si concretizza in centinaia e centinaia di aziende che chiudono o ristrutturano. Ieri a Napoli le categorie dei pensionati hanno posto l’accento sulla specificità della condizione di chi è uscito dal mercato del lavoro e di chi è molto avanti con gli anni e per giunta vive al Sud. Anche per loro dalla Finanziaria nessuna risposta. A Napoli c’era anche Savino Pezzotta, «Giorno dopo giorno – ha detto – faremo tutto quanto è possibile, contro la Finanziaria la mobilitazione continua». Per il leader della Cisl occorre «un’attenzione particolare per quanto riguarda i servizi sociali, la non autosufficienza, la valorizzazione del reddito dei pensionati ed una politica di sviluppo per il Sud».

    L’assemblea napoletana dei pensionati dello Spi-Cgil, della Uilp-Uil e della Fnp-Cisl rientra tra quelle decise contro la manovra. «Il Mezzogiorno è la cartina di tornasole dei guasti che questa legge farà- ha spiegato Betty Leone, segretaria generale dello Spi- soprattutto verso i pensionati che non vedono riconosciuta la loro richiesta di avere un adeguamento delle pensioni o almeno la riduzione del costo della vita». Una situazione che fa il paio con la sbandierata riforma fiscale: non riguarda gli anziani, «il 50 per cento di chi vive di pensione non avrà alcun beneficio, mentre il 20% dei beneficiari avrà meno di 6 euro», ha continuato Leone. Si aggiunga il divario preoccupante tra i pensionati del Nord e quelli del Sud «quello che chiediamo al governo – ha detto Pezzotta – è almeno di discutere la piattaforma dei pensionati che esiste». Per i sindacati «investire nel sociale serve anche per rendere il Paese più competitivo e produttivo. Il governo pensa di stimolare i consumi attraverso la riduzione delle tasse – ha proseguito il leader della Cisl – cosa che non avverrà, come non è accaduto da altre parti. Noi pensiamo che, per quanto riguarda lo sviluppo economico, il governo debba agire sui processi di innovazione, di modernizzazione e di sostegno ai criteri di Welfare». Per Silvano Miniati, numero uno dei pensionati Uil, «il 2004 si chiude con un bilancio negativo e un potere di acquisto a picco. I pensionati sono criminalizzati dalla società e non hanno alcun potere decisionale. Per questo la mobilitazione del sindacato proseguirà».


    Anche all’Istat Cgil e Uil (la Cisl è assente) continuano la mobilitazione, e anche qui sotto accusa è la manovra economica che taglia fondi alla ricerca mentre il contratto nazionale è fermo da tre anni. Dopo l’occupazione a tempo indeterminato della sala stampa i lavoratori manifesteranno oggi davanti alla Camera dei deputati. Ieri hanno lanciato l’iniziativa «Istathon», per reperire fondi da destinare alla statistica pubblica che per la Corte dei conti è «un bene pubblico». Nella sua relazione la magistratura contabile ha messo il dito sulla piaga della «rigidità della gestione» dell’Istituto e sull’inadeguatezza delle risorse. Solidarietà ai lavoratori dell’Istat e sostegno alla protesta sono state espresse dai leader della Uil, Luigi Angeletti, e da quelo della Cgil, Guglielmo Epifani per il quale «un Paese che non sa investire nei dati fondamentali del proprio andamento economico e sociale è un paese che rinuncia a costruire il proprio futuro sulla realtà dei processi. In più questo vuol dire impossibilità di dare stabilità al lavoro per tante persone».