Pezzotta: la Destra si mette contro la Costituzione

18/03/2002
  Economia





Pezzotta: la Destra si mette contro la Costituzione

di Susanna Ripamonti
CERNOBBIO Duro con Berlusconi, possibilista (ma solo per precauzione) sull’adesione allo sciopero generale. Savino Pezzotta parla a Cernobbio al convegno indetto da Confcommercio e mostra il volto intransigente della Cisl. Lo sciopero generale sarà unitario? «Vedremo», dice, rimandando all’esecutivo di lunedì una risposta definitiva, poi strapazza il governo sull’ipotesi di un provvedimento differenziato sull’ articolo 18 per nord e sud: «Sarebbe bellissimo – ironizza – ma a me sembra che la Costituzione dica un’ altra cosa. Una vergogna. Quanto deciso su questo fronte è davvero inaccettabile». Rivolto a Berlusconi lo invita a non illudersi che intorno ai sindacati non vi sia consenso. E sempre dialogando a distanza col premier polemizza: i sindacati non temono «le minacce di Berlusconi» di alzare l’età pensionabile. «Non ho certo capito a che cosa alludesse il presidente del consiglio, lo dica chiaramente in modo che lo sappiano anche gli italiani». Sull’adesione allo sciopero generale non ha dubbi il segretario della Uil Luigi Angeletti: «Sarà unitario. E dopo cercheremmo di far cambiare idea al governo. E se non lo farà, c’è il rischio che il conflitto duri a lungo, su più temi, diventi diffuso in ogni posto di lavoro». E pure lui, rivolto al governo, lo ammonisce: «Le riforme, per essere vincenti, devono essere percepite dai cittadini come cambiamenti positivi, anche se nell’immediato possono produrre degli svantaggi. Quando si cerca di convincerci che dare potere all’impresa di licenziare una persona senza un motivo è un passo verso la flessibilità, ammetterete che non ci possiamo credere».
Il ministro per le Attività produttive Antonio Marzano ha invece tentato di convincere la platea che il confronto sull’articolo 18 è stata un’autentica palestra di democrazia: «Non ci sono precedenti di governi che hanno dato ai sindacati due mesi di tempo dicendo: “scrivete voi le regole”. Ma il sindacato ha inteso la concertazione come veto, con la richiesta di stralciare l’ art.18». Angeletti controbatte: «Siete voi che invece di rappresentare tutti i cittadini vi siete fatti portavoce solo degli interessi di Confindustria» e spiega che per sua natura, il sindacato è un «contropotere». La definizione non piace al ministro che sobbalza: «Si può parlare di contropotere quando il governo non è democratico come nella ex Unione Sovietica, qui, invece, il potere il governo lo ha avuto dal popolo. Quindi piano con questi termini». Immediata la risposta di Angeletti: «il sindacato è un contropotere poichè non ha il potere di fare le leggi, a differenza del Parlamento».
Poi parla il ministro dell’economia Giulio Tremonti, che si presenta con una specie di Tatze-bao, dimensioni un metro quadrato circa, che anche visivamente dovrebbe evidenziare la consistenza dell’azione del governo per l’economia e per le finanze. Ventiquattro i provvedimenti divisi in nove aree di intervento: lavoro, investimenti, mercato dei capitali, privatizzazioni, liberalizzazioni, semplificazioni, contenimento spesa sanitaria, giustizia sociale e riforme strutturali. Accanto ad ognuno, lo stato di avanzamento dei lavori e gli effetti prodotti: più sviluppo, più occupazione, più equità, in qualche caso (come per la spesa sanitaria) più rigore. Spiega che i contrasti sono tutti legati all’incapacità di accettare i vantaggi della modernità, un po’ come facevano i luddisti o chi si contrapponeva al passaggio dalla candela alla lampadina. Non è forse una prova di grande modernità , dice, la legge sul rientro dei capitali all’estero, resa possibile dal fatto che «non c’è più la paura del comunismo»?