Pezzotta: “La Cisl cerca il dialogo nel rispetto della storia”

13/06/2002


GIOVEDÌ, 13 GIUGNO 2002
 
Pagina 28 – Economia
 
lA LETTERA
 
"La Cisl cerca il dialogo nel rispetto della storia"
 
 
Gli enti bilaterali significano efficienza e modernità
 
 

Caro direttore, domenica scorsa Eugenio Scalfari ha valutato la prospettiva di sviluppo degli organismi bilaterali tra associazioni territoriali dei datori di lavoro e dei lavoratori con una sorprendente superficialità di analisi motivata probabilmente da un pregiudizio ideologico che sconcerta in misura non minore. Per Scalfari gli organismi bilaterali sarebbero una invenzione del Governo Berlusconi e di Confindustria per irretire il sindacato in un ruolo di patronato, finanziato dallo Stato, di cui assumerebbe, in supplenza, poteri e funzioni rispetto alla gestione del mercato del lavoro. Questa è la tesi, per cui una «trasformazione del genere significherebbe la fine del sindacato conosciuto fin da tempi di Di Vittorio e di Pastore e poi di Lama, di Trentin, di Carniti fino ad arrivare a Cofferati». E qui Scalfari si lascia andare a due mistificazioni relative alla storia.
La prima consiste nell´omologare alla Cgil – il sindacato soprattutto del conflitto, un tempo di classe, sempre di schieramento con la sinistra politica – gli altri sindacati confederali, in particolare la Cisl, che fin dalle origini si definì sindacato della contrattazione, della partecipazione, della concertazione e della politica dei redditi, della democrazia economica, e della bilateralità tra le parti sociali. La Cisl da sempre ha usato il conflitto per aprire il negoziato o per rafforzarlo: da Pastore, a Storti, a Macario, a Carniti, a Marini, a D´Antoni… Di conseguenza, Scalfari fa finta di ignorare la storia ed il ruolo degli enti bilaterali nelle relazioni sindacali proprio nella strategia partecipativa promossa dalla Cisl, con la esperienza della bilateralità che è entrata a pieno titolo nella contrattazione ,ad iniziare da materie come la formazione professionale e la sicurezza sul lavoro.
Ma al misconoscimento della storia sindacale, Scalfari aggiunge anche il misconoscimento politico, quando sostiene che Cisl e Uil ignorerebbero «completamente» il problema della tutela di milioni di lavoratori atipici, mentre la Cgil «tempesta per estendere il 18 e le altre provvidenze di garanzia» anche ad essi. A dire il vero neppure Cofferati si spinge a tanto, riguardo all´articolo 18, perché non sembra avere sposato il referendum di Rifondazione Comunista. Fino a qual punto il pregiudizio politico può offuscare la consapevolezza dei profondi mutamenti intervenuti nel mercato del lavoro in relazione al modo di produrre e alla competitività della economia globalizzata?
Le flessibilità del lavoro, che convivono con l´area sempre più ristretta del lavoro a tempo pieno e indeterminato, non si tutelano solo con le norme legislative, ma anche con la contrattazione e con la gestione bilaterale di tutti i fattori che assicurano la "occupabilità" ed un governo efficiente e diretto del mercato del lavoro: orientamento, formazione continua, incontro della domanda e dell´offerta, ammortizzatori sociali attivi per il sostegno al reddito tra un lavoro e l´altro, lotta allo sfruttamento e al sommerso.
Con le sue posizioni, invece, Scalfari si fa solo portavoce della vecchia ideologia statalista. Per lui solo la legge dello Stato, e non anche l´autonomia contrattuale tra le parti sociali, deve governare i rapporti nonché il mercato del lavoro. Al contrario, per la Cisl sono proprio gli enti bilaterali la espressione di relazioni sindacali moderne ed efficienti di nuove tutele, fondate sulla autonomia contrattuale e sulla sussidiarietà. E per questi la Cisl si batte, aldilà di ogni vecchio e inservibile armamentario ideologico che li giudica «miraggio del sindacato parastatale».

SAVINO PEZZOTTA
Segretario generale Cisl