Pezzotta il pessimista

24/11/2003


      Sabato 22 Novembre 2003

      COMMENTI E INCHIESTE
      Pezzotta il pessimista


      Anche ieri sul Sole-24 Ore, tra tante considerazioni sagge, il segretario della Cisl Savino Pezzotta ha dato un segno del suo attuale orientamento tempestoso: «Sta saltando l’intero sistema delle relazioni industriali», ha detto. Da qualche mese ormai, su pensioni e altro, il leader della Cisl appare pessimista nei toni e propagandistico nei contenuti. Certo vi sono fasi in cui un sindacalista esperto ha bisogno di riprendere contatto con la base sociale anche a costo di qualche chiusura. Però la ritirata pezzottiana appare strategica, non offre nei fatti più spazi per quello sforzo innovativo che aveva sorpreso e fatto sperare un po’ tutto il Paese: così la sfida della Cisl di essere sindacato associazione e non ideologicamente antagonista, la sua capacità di rappresentare gli interessi anche delle nuove generazioni e non solo dei garantiti, la sua ricerca di soluzioni in avanti e non solo di chiusa difesa del passato. E si erano anche potuti cogliere i risultati di questa scelta: come il fatto che un’Italia, pur in piena stagnazione, fosse uno dei pochi grandi Paesi europei a vedere aumentare l’occupazione. Certo le chiusure pezzottiane non mancano di giustificazioni: come gli impacciati ritardi del Governo nel confrontarsi con i sindacati sulle pensioni, i giochini a scavalcarsi a destra e a sinistra nella maggioranza, la rozza difesa degli interessi della propria base elettorale da parte della Lega. Manovre e divisioni nella Cisl hanno, poi, reso inevitabilmente più difficile il lavoro di direzione sindacale. Anche il diffondersi di nostalgie in tanti ambienti politici e sindacali per relazioni industriali consociative, accompagnate dai ben noti esiti sia nella spesa pubblica sia nella rigidità del mercato del lavoro, ha scoraggiato la spinta innovativa cislina, prodotta da un confronto anche aspro ma finalmente maturo tra le parti sociali. Tutto vero, ma non è di un leader innovatore il chiudere gli occhi sull’enormità di questioni come quelle della previdenza italiana: l’innovatore sa indicare in casi simili come collegare la difesa di diritti e interessi dei suoi rappresentati con obiettivi di sviluppo, che alla fine sono quelli che premiano di più gli stessi rappresentati. Così ha saputo fare Pezzotta nel recente passato, così non sembra più saper fare.