Pezzotta, il bergamasco incerto al bivio tra An e gli operai del Nord

22/02/2002


Pagina 3 – Economia
IL PERSONAGGIO
Il segretario prova a mediare e traghettare la Cisl: teme "l�effetto Thatcher"

Pezzotta, il bergamasco incerto al bivio tra An e gli operai del Nord
          D�Antoni: "Fa il mestiere del sindacalista: cio� trattare"
          Martinazzoli: "Alla battaglia preferisce la guerriglia"

          ROBERTO PETRINI


          ROMA – �Noi non soffriamo di gelosia, An � un grande partito e c�� posto per tutti. Per quanto ci riguarda la Cisl pu� anche confluire nell�Ugl�. Chi accoglie con malcelata irritazione le grandi manovre che segnano il terreno di confine tra politica e sindacato in questi giorni � Stefano Cetica, segretario, duro e puro, della maggiore organizzazione dei lavoratori della destra, appunto l�Ugl. Il sindacalista in �doppiopetto� non lo dice ma il ciclone Pezzotta rischia di portare scompiglio anche nelle sue file, almeno da quel giorno dei primi del mese che passer� alla storia come la data di nascita del �patto della lavanderia�, detto cos� perch� il segretario della Cisl, per eludere le occhiate indiscrete e tenere nascosto il suo imbarazzante incontro con Gianfranco Fini che porter� alla spaccatura tra i sindacati, prefer� introdursi all�Hotel De Russie, in via del Babuino, dalle entrate secondarie.
          Eppure Savino Pezzotta, barba francescana, una passione per l�orto, radici profondamente cattoliche, com� � profondo il Nord bergamasco da dove proviene, ha una storia che bordeggia costantemente a sinistra. In fabbrica a 15 anni, operaio tessile, si inzuppa di quel misto di cultura operaia, contadina e integralismo cattolico che lo porter�, come � accaduto in molti altri casi, a militare nelle file pi� oltranziste della sinistra e a scegliere, durante l�autunno caldo, di avvicinarsi a Livio Labor e all� Mpl. Un fatto tragico aveva segnato la sua vita pi� di qualsiasi altro: suo padre rifiut� di giurare per la Repubblica di Sal�, fu deportato e mor� in campo di concentramento, Savino non ebbe neppure il tempo di conoscerlo.
          Oggi a 58 anni, il �frate� o l��orso bergamasco�, come lo chiamano al sindacato, alternando i due soprannomi con l�altro, quasi blasfemo, di �Papa Giovanni�, � sotto i riflettori. Per un anno, da quando fu nominato nel dicembre del 2000, ha tenuto il basso profilo, tranne qualche intervista con punzecchiature veniali all�indirizzo del suo grande rivale Sergio Cofferati. Oggi ha in mano il timone della storia sindacale. E qui osservatori e interpreti si dividono: per alcuni sarebbe uno dei tasselli di una grande strategia che mirerebbe a traghettare la destra di Fini nelle file dei popolari europei e fare da catalizzatore alla voglia di nuova Dc che si respira nell�aria. Per altri, pi� semplicemente, Pezzotta naviga a vista. Quelli che ne sono convinti dicono che oggi � l��uomo pi� confuso d�Italia�, che la mattina legge �Le Monde� e la sera si imbottisce di libri di ogni tipo, segno costante del suo eclettismo autodidatta. Ma se non � uno stratega che cos��? Un uomo impaurito, rispondono altri, soprattutto dal rischio che Berlusconi faccia fuori il sindacato come fece la Thatcher. Dunque si comporta di conseguenza.
          Mino Martinazzoli, saggia voce della sinistra popolare del Nord, che lo conosce bene, accredita quest� ultima tesi: �Escluderei secondi fini politici. Ho ricavato la convinzione che Pezzotta consideri questa fase estremamente rischiosa per il sindacato e che quindi una battaglia campale non sarebbe sopportabile. E� un uomo colto e intelligente, contrariamente alle apparenze, e la sua idea � che sarebbe meglio seguire Fabio Massimo il Temporeggiatore, fare la guerriglia e non affrontare oggi una battaglia campale�.
          Ma non tutti la pensano cos�. Per altri il cordone ombelicale con Sergio D�Antoni e la sua avventura andreottiana del �terzo Polo� non � stato ancora reciso e quelle dichiarazioni a favore di Sergio e della sua Fondazione, sull��invisibilit� del Ppi, poco prima del congresso che lo elesse, vogliono pur dire ancora qualcosa. Inutile solleticare D�Antoni sull�argomento: �L�ho scelto io e per lui ho un grande affetto, sta facendo quello che deve fare un sindacato, cio� trattare�, lo difende l�ex segretario della Cisl urlando al telefonino da Palermo. D�Antoni non raccoglie le lusinghe di chi gli attribuisce il merito di essere ancora lui il burattinaio del grande sindacato cattolico, di aver favorito il contratto degli statali, di aver mosso i notabili del Sud, di aver coinvolto Buttiglione e di aver creato, in buona sostanza, le condizioni per l�intervento di Fini. Ma gli uomini della prima linea del mondo cattolico, al di sopra di ogni sospetto, come Luigi Bobba, presidente delle Acli, respingono al mittente ogni illazione: �Macch� politica, Pezzotta fa il sindacalista�.
          I giudici saranno gli operai del Nord, ai quali l��orso bergamasco� oggi parler�, ad emettere il verdetto dal peso maggiore: Pezzotta arriva dopo aver evocato, ieri a Perugia, lo sciopero generale. Sar� una prova difficile perch� sono giunte proprio dal profondo Nord cislino le prime avvisaglie del malcontento, i primi inviti allo sciopero generale, ed � al Nord che chiamano �collaborazionisti� i sindacalisti troppo deboli nei confronti dell�esecutivo, sempre da quelle parti si spiega che nel Centro Sud il pubblico impiego e le categorie del commercio se ne fregano dell�articolo 18, perch� i primi non vengono toccati e i secondi, al contrario, non ne hanno mai beneficiato in quanto lavorano in aziende sotto i fatidici 15 dipendenti.
          Oggi mentre la Cofferati chiama in piazza i lavoratori, Pezzotta deve ascoltare Fini che giudica �isolata� la Cgil e Gasparri che auspica un accordo separato. Per lui sar� un week end di profonda riflessione, masticher� a lungo la stanghetta degli occhiali, come fa di solito. E potrebbe anche decidere un colpo di teatro: se al primo incontro con Berlusconi salter� ancora fuori l�articolo 18, potrebbe virare immediatamente verso lo sciopero generale. Senza aspettare due mesi e tentando di salvare l�anima.