Pezzotta fa l´elogio delle tasse

31/01/2005

    domenica 30 gennaio 2005

    Pagina 9 – Interni

    il caso

    Epifani: programma aperto
    Ma Pezzotta fa l´elogio delle tasse

    ROBERTO MANIA

    TORINO – È stata anche la giornata di Guglielmo Epifani quella di ieri a Lingotto, alla chiusura del Big Talk della Margherita. Il leader della Cgil ha parlato come sindacalista, ma è anche un fatto che è stato l´unico esponente iscritto ai Ds ad intervenire. Era un conferenza programmatica e per scrivere il programma del centrosinistra, la Cgil – ha annunciato Epifani – è pronta a dare il suo contributo. Quel programma va scritto tutti insieme, «non all´interno di una stanza chiusa». Si completa così la strategia del segretario della Cgil che da una parte ha sottratto il suo sindacato al rischio di diventare una corrente massimalista del Botteghino (Epifani non ha firmato alcuna mozione del congresso Ds) oppure di entrare in competizione con i partiti politici nella definizione delle priorità. «Basta parlare di contenitori, formule, e non di obiettivi. Sono i contenuti che debbono prevalere». In linea con l´impostazione data all´appuntamento torinese dai vertici della Margherita. Che – come la Cgil, gli altri sindacati, e la Confindustria – ha messo al centro la sua proposta di politica economica. «Ci vuole un cambiamento forte perché così il Paese non ce la fa. Bisogna dirlo!», ha scandito, tra gli applausi, quasi con le stesse parole usate venerdì da Romano Prodi. Occorre, secondo Epifani, «un cambiamento in profondità perché non basta più la cosmesi».

    Né si possono imboccare facili scorciatoie come quella sulla riduzione delle tasse. Lo ha detto chiaro Savino Pezzotta, leader della Cisl, considerato uno di casa nella Margherita. «Io – dice – sono innamorato delle tasse, faccio parte del partito delle tasse e non me ne vergogno. Lo dico anche perché in quest´area politica a volte c´è qualche sbarellamento». Poi arrivano gli applausi quando Pezzotta spiega che il fisco deve servire a redistribuire le risorse, per ridurre le diseguaglianze. Ed è proprio questo – sottolinea – che distingue la concezione della politica economica che ha il centrodestra da quella dei sindacati.