Pezzotta: Epifani non mi ha difeso

08/09/2003





lunedì 8 settembre 2003

IL LEADER DELLA CISL DOPO I FISCHI DI BOLOGNA

Pezzotta: Epifani non mi ha difeso, in pericolo i rapporti con la Cgil
La tensione con i Ds e i nuovi rischi per il cammino del centrosinistra verso il partito unico

      ROMA - «Bugiardo! Venduto!». Gli insulti e i fischi rimediati sabato sera alla Festa dell’Unità di Bologna gli hanno rovinato la domenica. Continuando a rimbombargli nella testa per tutto il giorno. E più gli rimbombavano, più la rabbia gli montava dentro. Sabato, con un gesto di stizza, Savino Pezzotta aveva gettato il microfono sul tavolo dopo aver annunciato ai contestatori una protesta plateale: «Davvero sono un bugiardo? Allora è inutile che io parli. Non parlo più». E se n’era stato zitto per mezz’ora. Ieri invece il segretario della Cisl non ce l’ha fatta a stare zitto. «Mi avevano invitato loro a quel dibattito, mica avevo chiesto io di andarci. Ma vi rendete conto?», si è sfogato con i suoi più stretti collaboratori. A chi la sera stessa del fattaccio gli chiedeva se avesse il sospetto di essere stato vittima di un’imboscata, non aveva risposto. Ma dopo aver sbattuto, uscendo, la porta delle quinte, e mentre si infilava in macchina, livido in volto e con il proposito di allontanarsi più in fretta possibile, non aveva mancato di sottolineare come ad accoglierli non ci fosse nessun dirigente nazionale dei Ds. E questo sebbene l’invito gli fosse arrivato dal segretario del partito, Piero Fassino, in persona. Soprattutto, quello che più di ogni altra cosa gli ha bruciato, è che «non soltanto nessuno dalla platea, ma nemmeno chi era sul palco ha mosso un dito per fermare gli insulti dei contestatori che erano tutti lì, e molti in prima fila. Non una parola, non un gesto». Una stoccata inequivocabilmente diretta a Guglielmo Epifani. Perché c’era il segretario della Cgil seduto accanto a lui, insieme al segretario della Uil Luigi Angeletti e al moderatore del dibattito Giancarlo Santalmassi, che ha tentato di calmare gli animi.
      Non è certamente la prima contestazione del genere che Pezzotta subisce da quando, il 5 luglio dello scorso anno, ha sottoscritto con il governo di Silvio Berlusconi il Patto per l’Italia, accordo duramente contrastato dalla Cgil. E non è stata neppure la più violenta. Qualche mese fa, a Lucca, dalla folla che assisteva a un comizio una persona gli avrebbe addirittura gridato: «Se avessi una pistola…».
      Ma tutto fa pensare che questo episodio lascerà un segno più profondo degli altri. «Parlano di iniziative comuni con la Cgil, ma non mi sembra proprio che il clima sia quello adatto per rilanciare qualche forma di unità sindacale», avvertiva ieri Pezzotta, riconoscendo che «i rapporti sono molto tesi». E il segno potrebbe restare non soltanto nelle relazioni con la Cgil. Il fatto è che questa situazione rischia persino di complicare il percorso già difficile del centrosinistra verso il partito unico riformista al quale puntano Romano Prodi e Massimo D’Alema. Non è un mistero che il rapporto con il sindacato cattolico rappresenti nel centrosinistra una questione delicatissima, e mai chiarita, fra le due componenti principali: la Margherita, tradizionalmente più vicina alla Cisl di Pezzotta, e i Ds, più in sintonia (soprattutto nella sinistra) con le posizioni della Cgil. Una circostanza della quale lo stesso segretario della Cisl si dimostra pienamente consapevole quando ricorda gli applausi ricevuti alla Festa del partito di Francesco Rutelli e le contestazioni che l’hanno invece accolto alla Festa dell’Unità.
      E se finora i contrasti sono rimasti confinati nella normale dialettica fra componenti politiche di uno stesso schieramento, è soltanto perché non c’è stato un pretesto serio per far scoppiare la bomba. Ora, invece, c’è a disposizione una miscela esplosiva. Il centrosinistra ha candidato l’ex segretario della Cgil Sergio Cofferati al posto di sindaco di Bologna. La città di Prodi. Ma soprattutto la città di Marco Biagi, il giuslavorista assassinato dalle Brigate Rosse un anno e mezzo fa, autore di quel Libro bianco sulla riforma del mercato del lavoro i cui contenuti avrebbero ispirato il Patto per l’Italia avversato da Cofferati. Che la candidatura dell’ex segretario della Cgil non sia gradita alla Cisl bolognese e, di conseguenza, a parte della Margherita, non è quindi mai stato un mistero.
      Già quando venne annunciata non mancarono polemiche vivacissime. Al punto che l’operazione Cofferati stava per sfumare. Ma dopo quanto è accaduto sabato sera, chi pensava che fossero ormai acqua passata, adesso è costretto a ricredersi. Ai suoi, Pezzotta ha garantito che non ci saranno mai ordini di scuderia. «Ho sempre detto che la Cisl non fa politica e i militanti del sindacato quando vanno a votare sono elettori come tutti gli altri. Ognuno vota per chi vuole», ha ripetuto il segretario della Cisl. Ma basta parlare con i dirigenti della Cisl bolognese capire che il gelo c’è: «Certamente quello che è successo non facilita le cose».
Sergio Rizzo


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