Pezzotta ed Epifani: servono aiuti, non balzelli

09/03/2005

    mercoledì 9 marzo 2005

    LA PROTESTA

      Pezzotta ed Epifani: servono aiuti, non balzelli

        ROMA – I tessili sono una categoria «debole», che difficilmente sciopera. Se ieri sono scesi in piazza a migliaia, è perché in gioco ci sono i posti di lavoro. Che scompaiono senza pietà, sotto i colpi della concorrenza cinese, soprattutto dopo che, dal primo gennaio scorso, sono cadute le ultime barriere all’importazione. «Il settore è abituato alle crisi, ma questa è la più difficile di tutte», ha detto il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, chiudendo la manifestazione a Biella, uno dei distretti storici del tessile italiano assieme a Prato. Nella cittadina toscana ha parlato il leader della Cisl, Savino Pezzotta, in gioventù operaio tessile nel bergamasco, che tra l’altro ha sottolineato come sia urgente approvare la riforma degli «ammortizzatori sociali», ferma da due anni in Parlamento, per mettere a disposizione dei lavoratori un’indennità di disoccupazione più robusta. Secondo l’ufficio studi della Cgia di Mestre, tra il 2000 e il 2004, nel settore tessile-abbigliamento-calzature si sono persi 274 mila posti di lavoro (-29,4%) e 10.387 imprese (-9,1%) mentre le esportazioni sono calate del 4,9%. Oggi restano 103 mila aziende e 658 mila addetti, 80 mila dei quali a rischio, dicono i sindacati.

        Nonostante la gravità della crisi Cgil, Cisl e Uil non chiedono l’applicazione di dazi sulle importazioni dall’estremo Oriente, come fa invece la Lega. Reclamano piuttosto interventi a sostegno della qualità dei nostri prodotti e la difesa del made in Italy contro le contraffazioni. I sindacati accusano però il governo di aver trascurato proprio questi aspetti nella messa a punto del provvedimento sulla competitività che dovrebbe arrivare venerdì in Consiglio dei ministri.

          La vedono diversamente gli imprenditori, stando a quanto detto ieri da Matteo Marzotto, al vertice dell’omonimo gruppo e direttore generale di Valentino spa: «Lo sciopero è solo uno strumento per aumentare il gap con i Paesi che sono più efficienti di noi. La crisi di oggi è figlia di una politica industriale disastrosa: non è che gli sbagli sono di ieri o di cinque anni fa, sono 30 anni che si fanno errori. Già dieci anni fa, quando ho cominciato ad andare in giro per il mondo a vendere prodotti tessili, era chiaro che l’Italia stava uscendo da questo mercato».

            Carlo Longo, presidente degli industriali pratesi, solleva il problema delle dimensioni delle imprese: «A Prato l’85% delle aziende del tessile-abbigliamento ha da uno a 9 addetti. Si tratta di realtà prive delle risorse necessarie per inserirsi nelle dinamiche dell’economia globale». Così non c’è da stupirsi se l’ApiMilano (Confapi), che rappresenta circa 3 mila piccole e piccolissime imprese della provincia, concorda con la Lega nella richiesta di dazi. Che, secondo il presidente Paolo Galassi, dovrebbero essere imposti anche sul settore meccanico, perché «la Cina vende in Italia gli stampi per metalli e plastiche a un terzo del prezzo di mercato».

              Enrico Marro