Pezzotta e Cofferati, nemmeno una stretta di mano

23/07/2002

23 luglio 2002



Pezzotta e Cofferati, nemmeno una stretta di mano

I due non si salutano e siedono distanti. Il leader della Cisl: «Fanno scioperi contro di noi, da loro neanche un comunicato di solidarietà dopo le minacce terroristiche»

      ROMA – Allo stesso tavolo sì, ma proprio vicini di posto dev’essere apparso un po’ troppo a Savino Pezzotta. Avrebbe significato almeno una stretta di mano, poi magari anche qualche commento complice durante la riunione. Troppo. Dopo la guerra di queste settimane, non si può. «La Cgil sta facendo scioperi contro di noi, non possiamo dare l’impressione che va tutto bene», si è lamentato il leader della Cisl che a Cofferati non ha perdonato che «non ci sia stato neppure un comunicato di solidarietà della Cgil dopo le minacce di terrorismo nei nostri confronti». Così non si sono neppure salutati lui e Sergio Cofferati, due ex leader dell’unità sindacale ormai diventati nemici giurati. Niente stretta di mano perché Pezzotta arriva all’incontro con i dirigenti dell’Ulivo con una buona mezz’ora di ritardo. Tattica? Tutti sono seduti, nessuno si alza, Cofferati è di schiena e dunque neppure un ciao. Non vuole Pezzotta – ma neppure Cofferati, che all’uscita dell’incontro elenca tutti i punti che lo dividono da Cisl e Uil – che questo incontro passi per un annuncio che, come dice alla fine Ugo Intini, «si fanno prove per l’unità sindacale» all’ombra dell’Ulivo. Se pace deve essere, è pace fredda.
      Fassino e Rutelli, con Violante, Alfonso Pecoraro Scanio e un’altra mezza dozzina di segretari, capigruppo, ex ministri stanno da un lato del tavolo. Di fronte ci sono Epifani con Cofferati (a sinistra), poi un posto vuoto in mezzo che la ritualità della concertazione assegnerebbe al leader della Cisl, poi Angeletti per la Uil (a destra). «Siediti qui», gli dicono indicando il posto tra Cofferati e Angeletti. Ma Pezzotta ignora la sedia vuota e spedisce il suo numero due Raffaele Bonanni a sedersi a fianco di Cofferati: «Una certezza che così non si sarebbero scambiati neppure una parola, visto che Cofferati e Bonanni sono politicamente i più distanti», commentano divertiti alla fine i presenti.
      Il segretario della Cisl si siede tra Angeletti e Musi. Un inizio così ricorda più lo psicodramma che una riunione politica. Piero Fassino prova a rompere il ghiaccio rivolto a Cofferati: «Sergio, sto andando in giro per l’Italia a difendere le tue tesi…». Sorrisi tirati. Introduce Luciano Violante che è il padrone di casa di questa riunione che si svolge nella sala «Idee in cammino» al gruppo dei Ds, segue Gianfranco Morgando (Margherita) con una relazione tecnica. E’ il momento di Cofferati. I patti della vigilia erano chiari: non si parla di articolo 18, non si nomina il patto per l’Italia, meglio bandire del tutto la parola «patto». Il leader della Cgil rispetta la consegna: spiega che considera il Dpef «sbagliato, inefficace, pericoloso». Non guarda mai alla sua destra, non incrocia lo sguardo con Pezzotta.
      L’analisi del leader Cisl è più soft, molto più soft. Ma su un punto c’è accordo: al governo mancheranno i soldi per fare le riforme economiche che ha promesso. Dunque Dpef bocciato (in parte) anche da Pezzotta, «ma del resto parleremo al momento della Finanziaria». Quando parla Angeletti la tensione si è stemperata: mentre il leader della Uil si dilunga su Greenspan, il segretario della Cisl si rilassa piegando la testa sul tavolo.
      Tocca all’Ulivo. Prima Rutelli e poi Fassino. Il leader della Margherita parla dello sforzo per aiutare i sindacati a superare le divisioni. Cofferati bisbiglia sorridendo: «Quanto a divisioni, pure voi…». Fassino insiste sul fatto che c’è un’impasse perché la maggioranza non ha i soldi e l’opposizione non ha i voti. «Voi potreste trovare i soldi e noi i voti», butta lì. «Facciamo il contrario», gli suggeriscono. Per rimarcare che non c’è più il ticket dell’Ulivo, intervengono anche Marco Rizzo (Pdci) e Cesare Marini per lo Sdi. Prima che l’elenco delle precisazioni diventi sterminato, Violante chiude la riunione. Non ci sono conferenze stampa, Pezzotta aveva avvertito che era di fretta. All’uscita, ognuno dice la sua. Del resto, il vero appuntamento per verificare l’unità sindacale è rinviato all’autunno quando si discuterà di Finanziaria.
Gianna Fregonara