Pezzotta e Angeletti: la Finanziaria non tocchi pensioni e sanità

09/09/2002




lunedì 9 settembre 2002

I leader di Cisl e Uil chiedono all’esecutivo di rispettare gli impegni presi con il Patto per l’Italia

Pezzotta e Angeletti: la Finanziaria non tocchi pensioni e sanità


«No ai condoni: generano comportamenti non virtuosi. C’è invece una grande bolla di evasione sulla quale bisognerebbe intervenire»

      DAL NOSTRO INVIATO
      VALLOMBROSA (Firenze) – Il governo da giorni ripete che non taglierà le pensioni, ma Cisl e Uil sembrano non fidarsi. Anche ieri i segretari Savino Pezzotta (Cisl) e Luigi Angeletti (Uil), non appena arrivati a Vallombrosa per il convegno delle Acli (associazioni cristiane dei lavoratori) sullo Stato sociale, la prima cosa che hanno detto ai giornalisti è stata: l’importante è che con la Finanziaria non si tocchi la spesa sociale, in particolare le pensioni.
      Lo hanno detto ciascuno a suo modo, ma entrambi con estrema decisione. Pezzotta: «La Finanziaria? Aspetto di vederla, ma una cosa posso già dirla: non deve parlare di pensioni».
      Angeletti: «Il governo per rispettare gli impegni presi non deve tagliare la spesa sociale e deve ridurre le tasse». Le preoccupazioni dei due leader sindacali che, dopo aver rotto col segretario della Cgil, Sergio Cofferati, hanno firmato a luglio il Patto per l’Italia col governo, nascono dal fatto che la situazione dei conti pubblici sta peggiorando.
      Certo, Pezzotta e Angeletti non sparano a zero come la Cgil, che scommette sull’incapacità del governo di far quadrare i conti per dimostrare che ha avuto ragione a non firmare il Patto. Ma dicono chiaro e tondo che la situazione non è rosea come la dipinge il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. «Le cose vanno meno bene di come si dice», afferma Angeletti.
      Ma questo porta i due sindacalisti a conclusioni opposte rispetto alla Cgil. Mentre per Cofferati il Patto non si dimostra in grado di affrontare la congiuntura negativa, per i segretari della Cisl e della Uil il Patto è oggi ancora più importante rispetto a due mesi fa, perché «rappresenta l’unica politica anticiclica in campo».
      Il taglio delle tasse, l’aumento dell’indennità di disoccupazione, il rilancio degli investimenti al Sud sono tutte misure, spiegano Pezzotta e Angeletti, che possono rilanciare la crescita.
      A patto che il governo realizzi questi impegni. Certo, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, conferma che le tasse verranno ridotte a partire dai redditi più bassi, ma prepara anche un nuovo condono.
      E questo a Cisl e Uil non va giù. «A me i condoni non piacciono perché generano comportamenti non virtuosi. C’è invece una grande bolla di evasione sulla quale bisognerebbe intervenire», dice Pezzotta.
      E anche Angeletti mostra di non gradire, spendendo poche parole ma eloquenti. La Uil non approva il ricorso a condoni o concordati fiscali , "non sono mai buoni insegnamenti per i contribuenti", commenta.
      Cisl e Uil, insomma, non vorrebbero trovarsi tra un mese con il Patto ancora da attuare e lo sconto agli evasori già partito.
      Ma il sottosegretario al Lavoro, Maurizio Sacconi (anche lui intervenuto ieri a Vallombrosa), li rassicura: tutti gli impegni saranno rispettati, perché il Patto per l’Italia ha per il governo «una valenza strategica», indicando la rotta delle nuove relazioni industriali, dalle quali la Cgil «ha scelto di escludersi», dice Sacconi.
      A incalzare il governo ci saranno anche le Acli, dice il presidente Luigi Bobba. Che ha appoggiato la scelta di Cisl e Uil di firmare il Patto, ma che avverte: «Se non verranno rispettati gli impegni, chiederemo ai sindacati di reagire, anche scendendo in piazza».
      A tener banco nei prossimi mesi ci sarà non soltanto il Patto, ma anche il rinnovo dei contratti. I sindacati chiedono aumenti in linea con l’inflazione crescente.
      E quando Sacconi ha cercato di spiegare che «la bolla» dei prezzi non è un fatto strutturale, ma dipende da comportamenti speculativi in alcuni settori del commercio al dettaglio e in alcune tariffe locali, non c’è riuscito. Una parte della platea Acli lo ha contestato. A riprova del fatto che l’aumento dei prezzi è forse il problema più sentito in questo momento da lavoratori e pensionati.
Enrico Marro


Economia