Pezzotta dice: la legge 30 così non va

17/06/2005
    venerdì 17 giugno 2005

      Pezzotta dice: la legge 30 così non va

        Il segretario Cisl sul congresso: non ci sono predestinati

          di Felicia Masocco/ Roma

            NEGATIVO. È il giudizio che Savino Pezzotta esprime sulla legislatura, sul governo Berlusconi, sulla politica economica. «Che si è fatto in quattro anni?» chiede.

              Quattro anni fa proprio al congresso della Cisl, Roberto Maroni esordiva come ministro del Lavoro. Era il primo bagno di folla, ma la scena gliela rubò Berlusconi che a Pezzotta inviò il famoso messaggio sul «dialogo sociale»: «È nella costituzione materiale del Paese», scrisse. Come dire, non si può non dialogare. Sono stati quattro anni di monologhi.

                L’unico Patto stretto, a prezzo di profonde lacerazioni nel sindacato e nel Paese, non è stato rispettato dal governo. Quattro anni dopo Pezzotta presenta il conto, al congresso dei lavoratori pubblici Fps mette in fila le tante cose che non vanno. «Questo è stato il governo delle una tantum, dei condoni, della politica delle tasse, che non ha rispettato il Patto per l’Italia». Batte sulla nota dolente di quell’intesa che ha modificato radicalmente il mercato italiano del lavoro. Quella legge va cambiata, chiede il segretario della Cisl, resta «incompiuta», la riforma degli ammortizzatori sociali non c’è stata. Le critiche offrono alla Cgil (che non firmò l’accordo) l’assist per dire «avevamo ragione», anzi «i fatti ci hanno dato ragione». «Di quella legge non ci piaceva l’impianto – spiega il leader Guglielmo Epifani -. Il problema è però più generale. In Italia la precarietà del lavoro condanna una generazione a non avere certezze per il futuro. Quindi bisogna rimettere mano alla questione». Dal governo si leva la voce del sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi. Una lunga nota per dire, in sostanza, «quella legge l’abbiamo scritta insieme» (lui e il segretario della Cisl?). Pezzotta «dovrebbe essere più preciso nel segnalare ciò che è stato fatto e ciò che resta da fare», ribatte il sottosegretario. «Precisamente», la Cisl dice che i dati sul commercio estero sono i peggiori dal 1991, il governo deve intervenire. «Manca una politica per affrontare questi temi, perdiamo pezzi di competitività, non esportiamo abbastanza. Sono stati eletti per decidere, decidano», sbotta il segretario cislino.

                  Il congresso nazionale del sindacato di via Po che si apre a Roma il 5 luglio sarà un congresso di «continuità», di linea e di leadership che non cambierà prima di due-tre anni, anche se la corsa alla successione di Pezzotta sembra già iniziata. Si fanno i nomi di Raffaele Bonanni, di Giorgio Santini e di Pierpaolo Baretta a fianco del quale si è schierato esplicitamente il segretario dei metalmeccanici Fim. Un’uscita che non è piaciuta all’attuale segretario che va a congresso con l’obiettivo dell’unità interna, intenzionato a parlare prima di strategia, solo dopo di nomi. «La Cisl non è una monarchia, non ci sono delfini, non ci sono né pregiudizi né predestinati», ha tuonato Pezzotta ieri dal palco dell’assise di Fps. «Non accetto che si facciano candidature né in modo esplicito, né in modo implicito». E in proposito si è detto «scocciato» di essere lui stesso «sempre candidato», «alle europee, alle regionali, alle politiche del 2006». «L’unica candidatura che interessa a Pezzotta – ha detto – è quella a segretario della Cisl».