Pezzotta: dell’unità sindacale se ne occupano i sindacati

22/09/2003




sabato 20 settembre 2003

dibattito

Pezzotta: dell’unità sindacale se ne
occupano i sindacati, non i partiti

ROMA Unite nella difesa dell’autonomia della rappresentanza sociale
da quella politica, divise sul tema della rappresentatività sindacale.
Ieri Cgil, Cisl e Uil sono tornate a confrontarsi, l’occasione è
stata un convegno promosso dai Ds e dall’Istituto Gramsci proprio
sui rapporti tra sindacato e politica. Un rapporto che va tenuto
distinto, e su questo è il leader della Cisl Savino Pezzotta è stato
deciso: «Alla politica voglio dire di lasciarci sbagliare e fare da soli».
«Questo interesse alla nostra unità mi turba e induce sospetto.
Quali sono gli interessi?». Un esordio a gamba tesa cui ha subito
replicato Cesare Damiano che ha moderato la tavola rotonda cui
partecipavano anche Epifani e Angeletti: «È ovvio – ha detto il
responsabile Lavoro dei Ds – che il diritto di fare e di sbagliare fa
parte della reciproca autonomia, voglio rassicurare Pezzotta. Non
c’è alcun “interesse” del mio partito all’unità, ma non siamo certo
indifferenti». Del resto Damiano introducendo il dibattito era
stato chiaro sottolineando che l’unica funzione che può avere un
partito in questa fase di divisioni sindacali non può che essere di
«mediazione»: «Dobbiamo fare i conti con il bipolarismo politico,
non si tratta di (ri)praticare strade quali il collateralismo tra sindacati
e politica», ha detto, «lo spazio in cui i Ds si muovono è quello
della cooperazione senza primati sui problemi del lavoro». Toni
più sfumati rispetto a Pezzotta, ma contenuti analoghi quelli
di Guglielmo Epifani anche lui convinto che «i rapporti tra rappresentanza sociale e rappresentanza politica devono basarsi
sull’autonomia di ognuna della parti che le rende entrambe
più forti». Quanto a chi rappresenta chi nel sindacato, le divisioni
tra Cgil, Cisl e Uil ci sono tutte: Pezzotta e Angeletti sono tornati a ribadire il loro «no» ad una legge che regoli la rappresentanza,
lo strumento legislativo è invece utile per Epifani che ha
messo in guardia «dall’anarchia generata dall’assenza regole dentro
cui non sempre si trova la soluzione giusta».
Se ne riparlerà. Ora preme il discorso sulla Finanziaria e quello
delle pensioni che ieri si è arricchito dell’ultima indiscrezione
secondo cui il governo sarebbe disposto a rinunciare alla decontri-
buzione per i nuovi assunti in cambio del semaforo verde alla sua
riforma. «L’apertura» tutta da confermare, sarebbe del ministro
Maroni. Ma Cgil, Cisl e Uil non ci stanno: «La decontribuzione si
scambia solo con la fiscalizzazione degli oneri sociali impropri», ha
affermato il segretario confederale della Cisl, Pierpaolo Baretta, per
il quale resta fermo il no ad un «innalzamento obbligatorio dal
2008 dei requisiti di accesso alla pensione di anzianità».

fe.m.