Pezzotta: «Ci aspetta una strada in salita»

04/06/2002




        Pezzotta: «Ci aspetta una strada in salita»

        Lina Palmerini

        ROMA – Una scelta obbligata. Quella della trattativa è «una strada tutta in salita» ma che comunque andava intrapresa per capitalizzare il risultato dello sciopero e delle lotte sindacali. Savino Pezzotta nel suo intervento all’esecutivo Cisl, durato quasi un’ora, illustra ai segretari regionali e di categoria della confederazione la scelta del negoziato con Governo e imprese. Senza mancare il passaggio sul «no» della Cgil e sulla rottura netta tra i sindacati. «Rammarico» è l’espressione che usa il leader Cisl per commentare il posto vuoto lasciato dall’organizzazione di Sergio Cofferati al tavolo sul mercato del lavoro. Ma a quel rifiuto Pezzotta dà una motivazione tutt’altro che sindacale, rivendicando per sé una coerenza con il proprio ruolo. «Non possiamo seguire la Cgil sul terreno dello scontro politico – ha detto -. La Cisl non poteva restare vittima di una posizione che progressivamente veniva a collocarsi solo sul piano politico perché il ricorso al referendum abrogativo non avrebbe significato che questo. Una strada che avrebbe premiato le posizioni oltranziste di Confindustria e di larga parte del Governo. Ogni tavolo di trattative è a rischio ma è preferibile il rischio della negoziazione all’immobilismo». Nell’esecutivo Cisl, terminato a tarda notte per i numerosi interventi, è passata la linea della segreteria: un via libera a Pezzotta e alla sua scelta di trattare anche se il giudizio definitivo è rinviato al 31 luglio, giorno della fine dei negoziati. Per quella data si tireranno le somme e si potrà dare un peso specifico alla trattativa. Certo, più delicato è stato il passaggio sul sì al confronto sbloccato dallo stralcio delle modifiche all’articolo 18: stralcio rivendicato da Cisl e Uil, ma ancora ieri negato dal Governo. È stato poi votato a larghissima maggioranza un documento che fissa alcuni punti: difesa dei diritti di chi è già tutelato ed estensione delle garanzie per chi ne è sprovvisto; ribadito il no alla decontribuzione; promosse iniziative a sostegno della trattativa. Dei rischi, articolo 18 compreso, è consapevole Pezzotta che infatti parla di «una strada in salita». Una salita non breve che non finirà il 31 luglio. L’ipotesi che in autunno si riparli di pensioni è piuttosto probabile, inoltre, andrà verificata in Finanziaria l’effettiva disponibilità di risorse per Mezzogiorno, fisco e ammortizzatori. Il giudizio della Cisl è dunque "sospeso" solo sul metodo della trattativa, sulla sostanza è invece rinviato al momento in cui saranno visibili i frutti dei quattro dei tavoli anche se già ieri, durante l’Esecutivo, non sono mancati interventi critici e preoccupati, soprattutto dei meccanici e dei bancari. La difesa del negoziato ha però avuto le maggiori adesioni. «L’apertura di un tavolo – ha detto Pezzotta – di per sé non risolve i problemi ma ha il pregio di riportare le questioni al loro posto naturale e di ridare visibilità e sostanza sindacale al confronto». Opposto il giudizio di Sergio Cofferati che proprio in quel tavolo di trattativa vede «un attacco ai diritti» e quindi al sindacato. Il leader Cgil ha riservato una risposta sbrigativa al ministro Tremonti secondo il quale se la sinistra scegliesse lui, sceglierebbe «l’alfiere del declino» ribattendo che si tratta solo di «chiacchiere», mentre ha di nuovo spiegato le contrarietà della sua organizzazione a una qualsiasi trattativa sui licenziamenti. Un «no» che respinge alcune ipotesi di modifica dello Statuto (a imitazione della legge tedesca sui licenziamenti) lanciate da Luigi Angeletti: «Non siamo interessati ad alcuna modifica dell’articolo 18. Né al modello tedesco, né ad alcun modello particolare. La sostanza è che non c’è stato nessuno stralcio ma c’è un accordo che punta a modificare entro il 31 luglio l’articolo 18 dello Statuto. Poi, se qualche collega si ingegna a trovare una soluzione piuttosto che un’altra, la sostanza resta drammaticamente quella. Hanno accettato di cambiare un diritto fondamentale delle persone». Nella segreteria di ieri, la Cgil ha confermato le sue decisioni rinviando al direttivo dell’11 giugno la scelta delle iniziative di lotta: si va verso la proclamazione di uno sciopero generale (ma senza fissare una data) e a mobilitazioni articolate mentre si renderà "ufficiale" il «no» della Cgil al referendum di Rifondazione sull’estensione dell’articolo 18 alle piccole imprese. Ma ieri è stata anche una giornata di scioperi e manifestazioni spontanee contro il Governo un po’ in tutta Italia mentre la Cisl ha disdetto la partecipazione allo sciopero unitario proclamato per domani a Reggio Emilia. Oggi, intanto, Luigi Angeletti illustrerà la lettera che ha inviato a tutti gli iscritti Uil per spiegare le ragioni del sì alla trattativa.

        Martedí 04 Giugno 2002