Pezzotta chiama Cgil e Uil «È l´ora di passare ai fatti»

29/01/2004


GIOVEDÌ 29 GENNAIO 2004

 
 
Pagina 32 – Economia
 
 
IL CONFRONTO
Il segretario Cisl vuole un fronte comune su welfare, pensioni, contratti e politica dei redditi

Pezzotta chiama Cgil e Uil

«È l´ora di passare ai fatti»
          LUISA GRION


          ROMA – Incontrarsi subito per «fare». Per uscire dal guscio dell´immobilismo nel quale si rischia di restare chiusi e presentare proposte sui temi «caldi»: pensioni, ma anche welfare, sanità, scuola, politica dei redditi, contratti e quant´altro. E´ la proposta che Savino Pezzotta, leader della Cisl, fa ai suoi «colleghi» Guglielmo Epifani della Cgil e Luigi Angeletti della Uil. Una proposta di forte valenza politica, destinata a rilanciare il ruolo del sindacato in un momento in cui – le tre confederazioni – si vedono marcate sue due fronti: quello della rappresentanza, visto il ruolo assunto dai Cobas nella vertenza trasporti, e quella dell´«assenza di proposte», accusa mossa dal governo. Una situazione da rovesciare per ripartire, secondo la Cisl, con piani precisi da portare a tavoli di discussione.
          Ecco quindi la lettera di Pezzotta a Cigl e Cisl per caldeggiare «un utile incontro» destinato a «valutare e chiarire le reciproche posizioni». Su cosa? sulle pensioni, certo, ma non solo. Considerato infatti che per quanto riguarda la previdenza il governo ha rinviato al Parlamento, è tempo di riaccendere le vertenza su altri, altrettanto importanti fronti.
          I temi indicati da Pezzotta per il confronto sono essenzialmente sei e vanno dal welfare alla riforma del sistema contrattuale» all´interno del quale – precisa il leader Cisl – «si può anche affrontare la questione della rappresentanza e della rappresentatività». Oltre al tema previdenziale s´indicano poi nella lista dei temi in discussione i modi e le forme di rappresentanza ai tavoli con la controparte; la conferma e il rilancio delle posizioni comuni su welfare, sanità, scuola, assistenza; il rinnovo dell´accordo confederale dell´artigianato; la politica dei redditi e le misure antinflattive da effettuarsi con controlli su prezzi, tariffe e salari. Dibattiti quindi a tutto tondo destinati ad evitare che le tre sigle siano cacciate, dall´evolversi dei fatti, in un cono d´ombra.
          Intanto, almeno secondo quanto dice il ministro Maroni, il piano sulla previdenza va avanti: la verifica interna alla Casa delle Libertà non avrà impatti – secondo il titolare del Welfare – sull´iter della delega. Né – assicura – ci sarà bisogno di una «terza lettura»: la maggioranza starebbe lavorando a un testo della riforma previdenziale da approvare al Senato che sia condiviso anche dalla Camera, così da essere approvato a Montecitorio senza modifiche. Ottimismo governativo che i Ds smantellano: «Il governo tace, la maggioranza si esibisce in un florilegio di opinioni e ipotesi, la verità è che, sulla delega previdenziale, il centro destra naviga a vista» ha detto Giovanni Battafarano, capogruppo Ds in commissione Lavoro. Di fatto, al Senato, dove prosegue l´illustrazione degli emendamenti della delega previdenziale, sta prendendo sempre più piede l´ipotesi del doppio canale (età anagrafica e anni di contribuzione): nella maggioranza infatti sarebbe «ampiamente condivisa» l´idea di modificare in questo senso lo «scalone» previsto dalla delega previdenziale mentre si rafforza l´ipotesi di fissare la quota (anni di età più anni di contributi) a 95-96 (ora è a 92, 57 di età, 35 di contributi mentre dovrebbe arrivare a 97 nel 2008 con il passaggio dei contributi necessari da 35 a 40).