Pezzotta: «C’è un deficit di democrazia»

13/04/2004


  Sindacale


13.04.2004
Pezzotta: «C’è un deficit di democrazia»
Il leader della Cisl contro Palazzo Chigi, che continua a non convocare i sindacati. Maroni: «Non è ancora il momento»
di 
Marco Tedeschi


MILANO «Oramai nel nostro Paese c’è un vero e proprio deficit di democrazia. A tutto ciò non assisteremo inerti». Così il leader della Cisl, Savino Pezzotta – intervistato dal Tg3 – torna a denunciare l’atteggiamento del governo che non ha ancora convocato i sindacati a distanza di più di venti giorni dalla richiesta di un incontro.
«Nel nostro Paese – sottolinea Pezzotta – oramai non si investe, le
esportazioni calano, il Pil non cresce. C’è una difficoltà oggettiva ala
quale bisognerebbe dare risposte urgenti. Ma quando organizzazioni
che rappresentano più di dieci milioni di lavoratori non vengono
ascoltate – prosegue Pezzotta – allo ra vuol dire che siamo di fronte a
un vero e proprio deficit di democrazia». Quindi Pezzotta ricorda
l’importanza della concertazione, uno strumento democratico e al tempo stesso produttivo. Come per esempio, spiega, è avvenuto nel
caso dell’Alfa Romeo di Arese, dove un paziente lavoro ha permesso
di recuperare una situazione che sembrava irrimediabilmente perduta.
Il segretario generale della Cisl ha quindi confermato che con Cgil e Uil si decideranno nei prossimi giorni nuove iniziative di mobilitazione.
Da parte sua, invece, il ministro del Welfare Roberto Maroni è tornato sul tema della riforma delle pensioni, che a suo giudizio non approderà in aula al Senato prima del 2 maggio. Uno slittamento dei
tempi dell’iter parlamentare che secondo il ministro leghista «evidentemente crea qualche problema nell’approvazione della delega», considerando anche la tornata elettorale di giugno.
«Non posso fare altro che prendere atto della decisione presa al Senato – ha detto Maroni – grazie alla quale il provvedimento non è
stato calendarizzato in aula per l’inizio della prossima settimana, come previsto e come ci si era impegnati a fare. C’era da decidere tra la riforma delle pensioni e altri provvedimenti. E in Senato – ha proseguito il ministro – hanno ritenuto più urgente gli altri provvedimenti. Ne prendo atto. Ma è evidente che questo crea qualche problema nell’approvazione della delega. Io ho cercato e cerco di orientare le decisioni della maggioranza in Parlamento, ma alla fine devo rispettare quelle che vengono prese». Per Maroni, quindi, «la delega non andrà in aula per le prossime due settimane. Dovrebbe tornarvi dopo il 2 maggio – ha detto – comunque non prima».
Il ministro del Welfare, poi, è tornato sull’annunciata convocazione
dei sindacati attesa ormai da tempo: «Non spetta a me convocarli,
perché non è una convocazione sulle pensioni», ha ribadito il ministro, per il quale «la decisione spetta a Berlusconi». Maroni ha quindi spiegato che la chiamata di Palazzo Chigi ai sindacati probabilmente arriverà dopo che sarà definita la questione delle deleghe in materia economica al vicepremier Fini.