Pezzotta: «Bene l’indennità al 60%»

17/06/2002





Dialogo sociale – Promossa l’ipotesi di un aumento dell’assegno di disoccupazione
Pezzotta: «Bene l’indennità al 60%»
ROMA – Preoccupano tutti le caratteristiche climatiche del prossimo autunno. Se il presidente del Consiglio non vede motivi di preoccuparsi, perché, afferma, non c’è scontro sociale, dalla Cgil gli ribattono che è vero il contrario, che esistono tutti i presupposti perché il clima sociale peggiori notevolmente. Intanto, comunque, il dialogo va avanti e si delineano accordi stringenti tra le parti che stanno trattando. Proprio ieri Savino Pezzotta ha affermato che è un fatto positivo che si stia delineando nei discorsi in atto la possibilità di alzare fino al 60% della retribuzione l’indennità di disoccupazione. Guidalberto Guidi, consigliere di Confindustria per i problemi sindacali, non vuole dare indicazioni climatiche. «Mi auguro che non ci sia motivo di pensare agli autunni caldi o tiepidi – ma comunque – osserva – queste non sono cose che dipendono da noi, ma dal sindacato e nel caso specifico dalla Cgil». Né pensa sia possibile un giudizio di Confindustria sulle decisioni di «un grande sindacato come la Cgil». Sulla stessa linea sembra porsi anche Pezzotta. Il segretario generale della Cisl si difende ricordando di non essere un meteorologo. «Spero – aggiunge – che sia un autunno normale, perché il Paese ha bisogno di normali relazioni industriali, di normale politica, di un normale dibattito». Ma la Cgil ha intenzioni ben differenti. Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom, il sindacato dei metalmeccanici, non ha dubbi. «Sarà – afferma – un autunno caldo e vivace». Le affermazioni di Berlusconi per lui sono solo «propaganda politica», perché invece «esistono tutti gli elementi per un autunno almeno vivace». Rinaldini ha, del resto, più preoccupazioni di tutti perché deve pensare non solo alla trattativa sul lavoro, ma anche alla situazione della Fiat, a suo avviso «gravissima», considerando che non si vede ancora «un piano credibile di uscita dalla crisi». A credere fermamente che i prossimi mesi saranno caratterizzati da una forte instabilità sociale è Gugliemo Epifani. Il prossimo segretario generale della Cgil sottolinea di affermarlo non per partito preso, e invita tutti a collegare strettamente tra loro i fatti. Non è possibile scambiare causa ed effetto, dice. «Se l’autunno sarà caldo – spiega – ciò non dipende dal fatto che ci saranno scioperi, ma dal fatto che il Governo non sta agendo bene». L’una cosa è la conseguenza dell’altra, non frutto quindi di un destino cinico, né della volontà rivoluzionaria di un sindacato. Ma soprattutto Epifani è preoccupato per la politica economica del Governo. Gli indicatori economici, ha detto, affermano che le cose non vanno come il Governo aveva promesso. Molti i segnali che a suo avviso indicano la possibilità che il Governo debba fare i conti con il proprio fallimento. Di qui la volontà di uno sciopero a difesa dei diritti, ma anche dello sviluppo. Più duro, naturalmente, Sergio Cofferati, nell’imminenza della sua uscita dalla Cgil. A suo avviso si delinea una pericolosa una rottura generazionale, contro la quale la Cgil lotta, contraria a provvedimenti che lui definisce «aberranti». Nel suo mirino anche la delega previdenziale, nonostante Pezzotta ribadisca che «sono allarmismi inutili, perché la riforma previdenziale è stata già fatta». Cofferati e Pezzotta hanno però lanciato all’unisono un appello al premier spagnolo Josè Maria Aznar, affinché ritiri le nuove misure sul lavoro e gli ammortizzatori sociali.

Massimo Mascini

Sabato 15 Giugno 2002