Pezzotta: basta con i toni staliniani; Cofferati: il governo ci vuole divisi

07/06/2002


VENERDÌ, 07 GIUGNO 2002
 
Pagina 3 – Economia
 
Il leader della Cisl accusa il segretario della Cgil. La replica: così si rischia il bipolarismo sindacale
 
Pezzotta: basta con i toni staliniani
Cofferati: il governo ci vuole divisi
 
 
 
Il cinese avverte: "Il loro obiettivo è la mutazione genetica dei nostri compiti"
 
DAL NOSTRO INVIATO
MICHELE SMARGIASSI

MODENA – - «Cosa avrei detto? O fatto? Non capisco: il segretario della Cisl dovrebbe dire a cosa si riferisce nel muovermi questi, chiamiamoli pure così, rimproveri…». L´ «Ammazzasette» non accetta la rissa. Sergio Cofferati non sale sul ring dove il collega Savino Pezzotta lo apostrofa di stalinista. «E anche se capissi, non risponderei» , aggiunge il leader della Cgil tirando l´applauso della platea di una festa dell´Unità di Modena umida di pioggia ma entusiasta ( «Ti aspettiamo con noi» , «No, non entro in politica, sarò di parola… Userebbero la mia scelta contro il sindacato» ).
Ma per entrare in guerra, a volte, non serve che siano in due a dichiararla. E la guerra verbale fra i due leader sindacali che solo un mese fa arringavano fianco a fianco le masse dello sciopero generale è ormai insanabilmente scoppiata. Il ruvido ma finora diplomatico Pezzotta ieri ha cambiato toni: «Basta con gli insulti e le calunnie» , «questa demonizzazione da Terza Internazionale deve finire». La demonizzazione sarebbe il sospetto di trattative separate e segrete tra Cisl Uil e governo. Accusa che Pezzotta rintuzza spiegando che la lotta è stata fatta, e ora si negozia.
Ma le polemiche che rasentano l´insulto sono solo la faccia visibile di una frattura forse molto più profonda. Che non è neppure quella sulla trattativa sull´articolo 18, dove, ripete Cofferati a Modena, «le cose sono piuttosto chiare: io non uso parole come ‘tradimento´ perché non fanno parte della mia cultura: registro i fatti, cioè che non c´è stato alcuno stralcio. Le conseguenze le trarranno i lavoratori» .
Forse la posta è più alta: è il ruolo stesso del sindacato nell´Italia dell´era Berlusconi. Cofferati guarda più avanti del braccio di ferro in corso. Prima di tutto «c´è un rischio gravissimo, ed è il bipolarismo sindacale» . Un sindacato di governo e uno di opposizione. L´accusa di indulgenza politica è quella che spacca l´Ulivo, non solo il sindacato; e Pezzotta l´ha già rovesciata e respinta al mittente: «Se qualcuno continua ad accusarci di essere il sindacato del governo, sbaglia e offende l´intelligenza degli italiani. Cofferati pensi a quanto lavoro ha fatto per far diventare il sindacato una struttura di una parte: noi siamo contro il bipolarismo sindacale» . E il leader della Cgil, di rimando: «I colleghi dovrebbero spiegare allora certi incomprensibili, madornali errori di conduzione sindacale»
Ma qui siamo ancora nello scontro di questi giorni. Il rischio intravisto da Cofferati va ancora più in là. E´ il rischio che il sindacato subisca una «mutazione genetica», veda stravolto completamente il suo ruolo sociale, «da strumento di tutela dei diritti e di rivendicazione salariale» a «supporto dello Stato nella gestione di servizi che sono funzioni pubbliche» , e cioè collocamento, emersione del lavoro nero, fondi e ammortizzatori sociali, un trasferimento di funzioni che passa attraverso lo strumento degli «enti bilaterali» dove siedono governo e parti sociali. Un sindacato parastatale sarebbe una «scelta sciagurata: se vogliono trasformare gli enti bilaterali in una nuova guardia di finanza, magari finanziandoli generosamente, noi ne usciremo subito, non accetteremo quei soldi. Gli altri facciano quello che vogliono» . Gli «altri» li accetteranno? C´è anche questa lusinga, forse, nei retroscena di una frattura sindacale ormai consumata.