Pezzotta: agli italiani l’art. 18 sta bene così

17/06/2003

        martedì 17 giugno 2003

        i sindacati
        Pezzotta: agli italiani
        l’art. 18 sta bene così
        Giampiero Rossi

        MILANO Il referendum sull’articolo 18 è una «pietra tombale» che chiude definitivamente la questione sulla norma dello Statuto dei lavoratori. E’ perentorio il
        giudizio del segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta, secondo il quale l’esito del voto dimostra che «agli italiani l’articolo 18 sta bene così com’è e come l’abbiamo modificato con il Patto per l’Italia». Secondo Pezzotta, i cittadini «non vogliono
        cambiarlo, nè modificarlo più di tanto. Chi vuole introdurre nuove argomenti o riaprire la partita sbaglia». E aggiunge che sarebbe stato «un problema» sia se fosse
        passato il no, sia se fosse passato il sì al referendum. «Io non sono andato a votare, è andata bene, non devo mettermi a piangere. Mi aspettavo un 30%-35% di votanti.
        La Cisl ha scelto la strada di far fallire il referendum e di mantenere integra tutta la sua autonomia. Pensiamo che da oggi si debba aprire la questione delle tutele e dello statuto dei lavori».
        Secondo il leader della Uil, Luigi Angeletti, invece il mancato raggiungimento del quorum «non ha aggiunto nè tolto nulla» ai rapporti tra i sindacati, quindi la Cgil non è affatto più lontana rispetto a prima. Secondo Angeletti comunque la Cgil, di fronte
        ai risultati, dovrà «prendere atto che meno di un quarto dell’elettorato ha sposato la sua tesi».
        D’ora in avanti, ha proseguito il segretario generale della Uil, dovrà insomma esserci «più razionalità politica». Invitando a votare sì «la Cgil ha fatto un’operazione che capisco dal punto di vista del mestiere – ha osservato ancora Angeletti – ma non dal punto di vista politico perché anche loro inizialmente non erano favorevoli al voto». Ad uscire sconfitto dal referendum, ha aggiunto, è stato anche «chi pensava di fare di questo tema una crociata sul fronte del no. Ora la mancata vittoria del no renderà più facile trattare anche dall’ altra parte», cioè con gli imprenditori.
        Ma secondo il sindacalista il risultato non è leggibile neanche nell’ottica «pro o contro il governo». Per farlo «bisognerebbe fare molte forzature. Credo che ora la maggioranza farà quello che aveva detto prima del voto – ha concluso Angeletti – non parlerà più di articolo 18 per i prossimi tre anni quando scadrà la sperimentazione e si
        farà una riflessione su quanto ottenuto».