Petizione e referendum, il Cinese cambia e lancia la doppia strategia

11/07/2002

11 luglio 2002

DIETRO LE QUINTE
Petizione e referendum, il Cinese cambia e lancia la doppia strategia

La sfida con D’Alema: ora tocca a te fare una proposta. E lui: sei a metà strada tra noi e Berlusconi

      ROMA – Il coordinatore della segreteria dei Ds Vannino Chiti è l’unico a pensare che l’incontro tra la delegazione dei Ds e quella cigiellina è stato «bellissimo». A chi è stato presente non è sfuggito che, al di là delle promesse reciproche, si è svolta l’ennesima battaglia tra i due leader della sinistra, Massimo D’Alema e Sergio Cofferati. Non è un caso che il leader della Cgil alla fine dell’incontro abbia apprezzato di più le parole di D’Alema che quelle di Fassino: «La sua analisi è molto più lucida – ha commentato con i suoi – certo però la linea di D’Alema mi sembra equidistante tra la Cgil e Berlusconi»: il riferimento è alla tesi dalemiana che la linea intransigente della Cgil è sbagliata, che prevede «una lunga marcia all’opposizione», mentre invece il governo Berlusconi non è poi così forte, ha già perso due ministri, con il Dpef e il bilancio avrà più di un problema, «e noi non possiamo non farci trovare pronti» per un cambio di scenario.
      I discorsi nelle due ore e mezza nella sede della Cgil sono stati «franchi» e quindi duri, il clima, soprattutto all’inizio, è stato teso. Cofferati non ha certo apprezzato le parole del segretario dei Ds nell’intervista a
      Repubblica : «Dice che io vorrei una bella sconfitta… ma con gli strateghi delle ultime elezioni non mi sembra che abbiano vinto». I Ds si sono presentati in forze, la delegazione comprendeva mezza segreteria, più D’Alema (inizialmente escluso) e i leader delle due minoranze Berlinguer e Morando. Ha aperto Epifani, il prossimo segretario della Cgil, chiedendo ai Ds «un’opposizione più dura in Parlamento». Cofferati ha spiegato che la rottura dell’unità sindacale «durerà almeno un decennio. Non è un dettaglio recuperabile in pochi mesi». Lui considera lo strappo definitivo: «Cisl e Uil avevano deciso di firmare il Patto per l’Italia ancora prima dello sciopero e dire sì al Patto è aderire alla politica economica del governo». Il suo è un no alla richiesta di «cercare di ricucire con Cisl e Uil a partire dall’opposizione al Dpef». E la reazione più dura è stata quella di D’Alema che a Cofferati ha ricordato che «tocca alla Cgil farsi carico di una proposta che possa portare ad un processo di riavvicinamento con Cisl e Uil».
      Di scenari politici si è parlato poco. Stamattina Cofferati, che si è preso un giorno di tempo prima della conferenza stampa conclusiva del suo giro d’orizzonte con i partiti dell’opposizione, avrà l’opportunità di annunciare che i partiti dell’Ulivo più Rifondazione saranno uniti per difendere la «sua» battaglia contro la modifica dell’articolo 18 e contro il Dpef. Ha scelto anche di modificare un po’ la sua raccolta di firme (cinque milioni). Non più solo sotto due proposte di legge, ma in calce a una petizione: dunque non più a sostegno di una battaglia del sindacato contro l’inerzia dei partiti, ma una «dote» ai partiti del centrosinistra che dovranno portarla in Parlamento. Quanto al referendum sull’articolo 18, Cofferati frena, spiegando ai suoi interlocutori che «c’è tempo (la legge da abrogare sarà approvata solo alla fine dell’anno) e chissà se si potrà fare». Non gli sfugge che la maggioranza farà di tutto per farlo rinviare oltre le Europee del 2004. Allora meglio avere il tempo per trasformarla in una battaglia non della Cgil ma di un leader politico a tutti gli effetti. Non a caso a gestirla sarà un comitato promotore e non il sindacato. Si aggiunga che Cofferati ha dato il suo assenso perché martedì il direttivo dei Ds firmi un documento comune sui temi del lavoro: «Sarà un successo aver portato la maggioranza sulle nostre posizioni». Sono iniziate le prove tecniche di Cofferati verso il ticket dell’Ulivo?
Gianna Fregonara