Perugia. Commesse videocontrollate, via alle vertenze

09/01/2006
    sabato 7 gennaio 2006

    Commesse videocontrollate, via alle vertenze

      «Lei non dialoga bene con i clienti». E’ subito scontro per una lettera di richiamo

      di LUCA BENEDETTI

      La sicurezza innanzitutto, è vero. Ma non solo. Negozi, centri commerciali, condomini, banche, pezzi di città: tutto finisce sotto l’occhio delle telecamere. Il Grande fratello cresce, guadagna spazi, diventa irrinunciabile. Dalla villetta sulla collina, al palazzo in pieno centro storico. Ma quando la telecamera inquadra chi tutti i giorni si presenta sul posto di lavoro il discorso cambia. Perché può succedere che il limite tra il controllo legato alla sicurezza e il controllo di chi lavora, rischia di essere superato. Un confine labile, dove nonostante le regole e le leggi, si insinuano i dubbi. Dubbi che fanno muovere chi tutela i lavoratori, dubbi che arrivano fino alle vertenze. Succede. Ed è successo. Per esempio in un negozio di Perugia. Una commessa si è vista recapitare una lettera di richiamo perché non era in grado di avere un ”front office” corretto con i clienti. Insomma davanti a chi chiedeva quel prodotto o quell’altro, non trovava la giusta chiave per chiudere l’affare.

      «E’ partita una lettera di richiamo nei confronti della donna. E’ quello è un tipico esempio di contestazione fatta sul lavoro grazie alle telecamere della videosorveglianza». A raccontare la storia della commessa video beffata è Fabio Di Carlo, segretario provinciale della Filcams- Cgil. Che spiega: «Appena è arrivata la contestazione, la commessa ha attivato il nostro ufficio legale. Che ha espressamente fatto riferimento all’utilizzo del video nel difendere le ragioni della dipendente. La lettera di richiamo è stata ritirata». Esempio di vertenza pilota. «Ma di segnalazioni ne stanno arrivando. Negli ultimi mesi il fenomeno si è intensificato. Anche se non si può generalizzare. Nè si può mettere in discussione la correttezza chi chi utilizza il video controllo negli ambienti di lavoro. Il rischio però è evidente: che con la videosorveglianza per la sicurezza, in qualche modo, si possa entrare nella sfera della privacy del dipendente arrivando, di fatto, ad un controllo video sulle mansioni svolte sul luogo di lavoro. E il commercio è uno dei settori che, più di altri, si trova a dover fare i conti con queste nuove frontiere, sia nelle grande che nella piccola distribuzione». Rivolta della commesse contro i video? Assolutamente no, ma non tutto quello che inquadra la telecamera è un paradiso stile televisione.

        Il dibattito sulla privacy è aperto e non basta l’avviso che un luogo è sottoposto a video sorveglianza per chiudere la partita. Il fatto che c’è chi inizia a bussare alle porte dei sindacati per aprire vertenze o difendersi dalle contestazioni dei datori di lavori, significa, comunque, che il tema è caldo. E, a volte, anche la pausa bagno può diventare materia di contestazione se qualcuno ha video controllato e se il dipendente non ha chiesto il permesso. Come dire, videolitighiamo.