“Personaggio” Padoa-Schioppa si racconta alla Bocconi

20/02/2007
    martedì 20 febbraio 2007

    Pagina28 – Economia

    Personaggio
    Padoa-Schioppa si racconta alla Bocconi

    “Io superministro
    bocciato all’esame
    di Economia”

    FRANCESCO SPINI

    MILANO
    D i ritorno nell’Aula Magna della «sua» università Bocconi, a Milano, il ministro dell’Economia Padoa-Schioppa si lancia sull’onda dei ricordi. Anche di quelli che non ti aspetti: «In questa università fui bocciato all’esame di Economia 1, che quindi dovetti ripetere. Forse anche grazie a questo ho appreso la gran parte di quello che so e che mi ha permesso di essere qui ora come oratore». Si parla di «50 anni di politica economica in Italia», in questo convegno organizzato dall’ateneo in collaborazione con la Fondazione Ugo La Malfa e Il Sole 24 Ore. Accanto a lui siedono due ex ministri del Tesoro come Emilio Colombo e Filippo Maria Pandolfi. Padoa-Schioppa ne approfitta per ripercorrere il suo cursus honorum da uomo della funzione pubblica. Con un altro passato insospettabile: da impertinente. Racconta di quando, era il 1974, «per un errore di convocazione» da giovane componente del Servizio Studi della Banca d’Italia capitò «per la prima volta nello studio dove si riuniva il direttorio della Banca d’Italia». Era l’ufficio di Paolo Baffi, allora direttore generale (sarebbe diventato governatore l’anno successivo). Il direttorio si chiedeva perché non riusciva più a collocare i BoT sul mercato. Baffi propose di di fissare un tasso di interesse e prendere quello che il mercato ci offriva. «Io – ricorda Padoa-Schioppa – con una certa impertinenza dissi invece l’opposto, e cioè che andava fissata la quantità necessaria lasciando al mercato il compito di fissare il tasso». Il giorno dopo lo chiamò la segretaria di Guido Carli: «Vuole scendere un attimo dal governatore?». «Ecco, pensai, mi cacciano», dice il ministro. Invece Carli, al comitato interministeriale, propose la linea del giovane Padoa-Schioppa.

    Con un salto in avanti, il ministro ricorda i dubbi di quando un anno fa lo proposero per il dicastero. «Mi dicevo che era un compito politico, è bene che lo svolga forse un professionista della politica. Da un interlocutore mi fu risposto che è interesse della politica che la funzione di policy, che è l’esercizio del potere, sia svolta da chi non sia un suo professionista». Questione di tentazioni. «La necessità di un vincolo tecnico e, al tempo stesso, la capacità di resistere a ogni tentazione mefistofelica – spiega il ministro – è più difficile per chi ha l’assillo di mantenere il potere». Il ministro la chiama «l’arte di dire di no», anche quando davanti si hanno meno vincoli e molti interlocutori.

    Ad attenderlo, all’uscita dalla Bocconi, la solita decina di giovani di An lanciati alla contestazione ad ogni costo («vergogna», urlano nei corridoi). Salvo poi lamentarsi mica poco quando agenti in borghese chiedono loro i documenti. Non era andata così alla Statale di Milano dove Padoa-Schioppa, assieme al collega dell’Interno Giuliano Amato, si era ritrovato dentro un’Aula Magna semideserta, off limits per gli studenti.