“Personaggi” Il sogno spezzato del pasticciere

12/12/2005
    giovedì 8 dicembre 2005

      Pagina 13 – Economia

        Il Personaggio

        Dieci anni di ascesa, poi Ricucci e la rovinosa caduta. E ora i commercianti chiedono le dimissioni

          Il sogno spezzato del pasticciere
          da nuovo potere forte al probabile addio

            ROBERTO MANIA

            ROMA – «Scenderemo dal loggione», promise solennemente il 20 giugno del 1995 ai delegati dell´assemblea che lo avevano appena eletto alla presidenza. Il quarantottenne ambizioso pasticciere di Messina, Sergio Billè, non ancora vittima di un´improbabile tintura di capelli, aveva vinto la sua prima battaglia contro quel Giorgio Guazzaloca che qualche anno dopo si "ritroverà" primo cittadino di Bologna. Sergio Billè aveva conquistato la Confcommercio di Piazza Gioacchino Belli. Ma non gli bastava, e lo disse subito, l´ex presidente della Fipe, la federazione dei bar ed esercizi affini: «Vogliamo contare di più», spiegò. E contare di più voleva dire contare in proprio, non far fare più ai commercianti i portatori d´acqua di voti, soprattutto ai democristiani. Insomma non fare più i gregari. Ma significava anche chiudere la lunga e opaca stagione del suo predecessore, Francesco Colucci, socialista, avvisato anch´egli e poi prosciolto proprio per una storia di malagestione del fondo presidenziale.

            Nella sua forsennata cavalcata, Billè trova nella scomposizione-frantumazione del quadro politico della prima Repubblica, un alleato inaspettato. Che gli permette di non doversi più preoccupare di inviare a Nusco ogni anno, per ogni compleanno di Ciriaco De Mita, il furgone di gelato alla gianduia. Né di ricordarsi delle ricorrenze degli altri notabili dc. Gioca in proprio, trasversalmente, forte di una presunta dote di quattro milioni di voti, tendenzialmente di centrodestra: da Mario Segni a Silvio Berlusconi; da Gianfranco Fini al leghista Roberto Maroni, che la sera dell´approvazione definitiva della devolution in Parlamento non trova di meglio che assistere al malinconico concerto di Ornella Vanoni e Gino Paoli all´Auditorium di Roma per i 60 anni della Confcommercio. Lui fan di Bruce Springsteen. «Billè è milanista…», si giustifica.

            E la rincorsa continua, disordinata. Billè sente il potere che cresce. Va in televisione come e più del presidente di Confindustria di turno, Giorgio Fossa, Antonio D´Amato e, infine, Luca di Montezemolo. A Palazzo Chigi, viene promosso al primo tavolo della concertazione anche se non si fa più. Ma lui non dimentica mai di scendere in sala stampa un minuto prima del termine della riunione per avere per sé telecamere e taccuini.

            Arrivano a proporgli una poltrona ministeriale: quella delle Attività produttive, nel Berlusconi-bis, al posto di Antonio Marzano. Billè dice di aver rifiutato e intanto impedisce l´operazione di riduzione dell´Irap: chiede che venga tagliata a tutti, anche ai barbieri, non solo ai grandi industriali. Berlusconi si ferma. Bloccato anche l´inasprimento degli studi di settore.

            Meno di sei mesi fa la sua apoteosi: all´assemblea annuale della Confcommercio al palacongressi dell´Eur ci sono tutti, governo e opposizione, destra e sinistra. E lì nel parterre, tra i potenti (escluso Montezemolo che ricambia l´assenza di Billè all´assemblea di Confindustria), anche l´amico Stefano Ricucci, presidente della neonata Confimmobiliare (aderente alla Confcommercio e contrapposta all´Assoimmobiliare del salotto buono) ad autocelebrare il suo ingresso in società. Che dura poco, però. Pochissimo, una sola estate. Poi la discesa, rapidissima, senza freni. Anche per Billè. Le inchieste della magistratura, l´insofferenza crescente di importanti settori delle associazioni territoriali dei commercianti, Lazio, Emilia Romagna, Lombardia, Veneto e così via. Accanto, le reazioni scomposte del presidente contro i «cosiddetti tradizionali poteri forti», Montezemolo, Tronchetti, Della Valle, perché «è sempre stato pericoloso disturbare il manovratore». Conferme del crepuscolo.

              I commercianti non saranno più figli di un dio minore, ma non stanno più con Billè. «Alla luce delle più recenti notizie – ha detto ieri con garbo ma con altrettanta fermezza Cesare Pambianchi, numero uno dei commercianti romani e uno dei candidati, con Carlo Sangalli della Lombardia, alla successione – non posso che confermare la mia sollecitazione al presidente di fare un passo indietro e tenere distinti gli interessi di Sergio Billè da quelli della confederazione». Insomma: se ne vada. O si autosospenda come gli ha chiesto il presidente dell´Emilia, Pietro Blondi. La cavalcata è finita. L´assemblea della Confcommercio è convocata per il 21 dicembre. Per Billè, dopo 10 anni e 5 mesi, torna l´incubo del loggione.