Persi nell’ipermercato

19/06/2002
            19 giugno 2002



            Persi nell’ipermercato

            In una ricerca Filcams il quadro di un settore iper-flessibile
            Turn over in cassa Soddisfatti del lavoro, scontenti del salario, rassegnati ai difetti del po
            sto: sono gli addetti della grande distribuzione a Bergamo

            MANUELA CARTOSIO


            BERGAMO
            Il 78% si dichiara soddisfatto di lavorare in un ipermercato, ma il 42% lo paragona a un enigmatico ed aggrovigliato «labirinto», il 35% a una «caserma». Il 43% afferma d’aver optato per la grande distribuzione perché «mi piace il contatto con le persone» o perché «mi interessava un lavoro con orari flessibili». Ma la maggior parte lamenta la povertà delle relazioni interpersonali e l’eccesso di flessibilità. Il 45% pensa di continare a lavorare in un ipermercato «almeno 10 anni» o addirittura «per sempre». Però nella grande distribuzione il turn over è altissimo perché, spiegano, «ci si sente considerati dei semplici mumeri» e «la fatica e l’impegno sono poco riconosciuti». L’indagine della Filcams Cgil di Bergamo
            Io che lavoro in un supermercato… più che risposte univoche consegna chiaroscuri da interpretare. E’ stata realizzata – per l’esattezza – non nei supermercati, ma nei punti vendita che superano i 5 mila metri quadrati di superficie. In provincia di Bergamo sono una decina (Auchan-Rinascente, Esselunga, Castorama, Iper, Pellicano) con 3 mila dipendenti, in prevalenza donne. I 297 questionari elaborati, ammettono le ricercatrici Gloria Volpato e Silvia Zanolini di Monitor, non sono un campione abbastanza rappresentativo. Le aziende non hanno collaborato alla ricerca e il sindacato negli ipermercati più «giovani» è poco presente.

            La divaricazione tra flessibilità immaginata e quella reale è uno dei punti più stimolanti della ricerca. La possibilità di fare il part time addensa molte donne nella grande distribuzione. Nel «labirinto» sperimentano però una flessibilità che soddisfa le esigenze dell’azienda, non le loro. Per trovare un punto di equilibrio tra flessibilità buona e cattiva occorre più contrattazione aziendale, commenta Ivano Corraini, segretario nazionale della Filcams. La delega sul mercato del lavoro, invece, va in senso opposto, insegue una contrattazione individuale che «danneggerà anche le aziende». Mirco Rota, segretario della Filcams di Bergamo, sottolinea un’altra perla di questa delega: gli assunti a part time potranno essere spostati su tutto il nastro orario (ora chi fa il mattino non può essere «comandato» a lavorare di sera).

            La metà degli intervistati è insoddisfatta del salario, «inadeguato rispetto all’impegno e alla fatica che il lavoro comporta». Il 44% si «rassegna» agli aspetti negativi del lavoro, il 52% in linea teorica ritiene «indispensabile» il sindacato, ma una percentuale di poco inferiore dice che si rivolgerà al sindacato solo se ne avrà bisogno. Alla presentazione della ricerca la Filcams ha invitato anche le controparti. Da Giuseppe Campus, amministratore delegato del gruppo Lombardini, abbiamo appreso che al Pellicano di Treviglio il 100% degli addetti alle casse sono donne (nessun maschio, in una zona a piena occupazione, accetterebbe un part time). La cassa è «il punto più delicato» di un ipermercato, bastano due giorni per imparare la «manualità», ma l’arte di fare un bel sorriso al cliente che deve tirare fuori i soldi non si può insegnare. Purtroppo le donne non sono interessate a fare i macellai e i panettieri, lamenta un capo del personale della Esselunga, «la mancanza di queste figure professionali è un dramma che non si può risolvere importando gente dall’Argentina». L’alto turn over nella grande distribuzione è «fisiologico» perché «da noi si lavora al sabato» (giorno in cui si fa il 30% degli incassi). A Sassuolo pur di avere il sabato libero i ragazzi abbandonano la Esselunga e vanno a lavorare nei piastrellifici: «preferiscono ammalarsi». Un manager di gruppo Rinascente descrive le prime sperimentazione del lavoro di squadra: dieci-quindici persone che organizzano il loro orario di lavoro. «E’ una cosa molto complicata, ma questo è il futuro nella grande distribuzione». Un futuro che difficilmente coinvolgerà le cassiere: hanno orari così diversi che possono lavorare nello stesso posto senza mai incontrarsi. Dall’intervento di Maurizio Laini, segretario della Cgil bergamasca, due dati di scenario. In provincia di Bergamo quasi 15 mila persone cambiano lavoro tre-quattro volte all’anno. Sono altrettanti i giovani che dovrebbero stare a scuola e invece stanno già al lavoro.