Persi in un anno 110mila occupati

02/03/2011

È una crescita progressiva «senza segni di cambiamento e di un’evoluzione positiva» per usare le parole di Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil. Secondo le cifre diffuse ieri dall’Istat e relative al mese di gennaio, il tasso di disoccupazione dei giovanissimi, uomini e donne tra i 15 e 24 anni, è infatti salito ancora arrivando al 29,4% con un aumento dello 0,5% sul mese precedente e del 2,8% rispetto allo stesso mese del 2010. Si tratta di un risultato record da gennaio 2004, data d’inizio delle serie storiche mensili dell’Istituto nazionale di statistica. Questo vuole che nel nostro paese un giovane su tre è senza lavoro. In Europa solo la Spagna sta peggio di noi con una disoccupazione giovanile che addirittura tocca il 43,1% (dati Eurostat). Nella Ue-17, dove il tasso di disoccupazione giovanile è al 19,9%, persino l’Irlanda si trova un gradino sopra di noi, con il 29% degli under 25 senza lavoro. Se si allarga, invece, all’Europa a 27 (dove la disoccupazione giovanile è al 20,6%), l’Italia è al quart’ultimo posto, davanti solamente a Ungheria (30,5%), Slovacchia (37.7%) e al fanalino di coda Spagna.
A ridimensionare la stato di affanno della situazione italiana, il dato complessivo sui senza lavoro. In questo caso infatti il tasso è rimasto stabile per il terzo mese consecutivo all’8,6%, con una crescita di 0,2 punti percentuali su base annua (al 9,9% nell’Eurozona e al 9,5% nell’Ue-27). In termini assoluti i disoccupati sono dunque due milioni e 145mila: + 0,1% (+2 mila unità) rispetto a dicembre. Il risultato è la sintesi della crescita della disoccupazione femminile e della flessione di quella maschile. Su base annua la crescita del numero di disoccupati è stata del 2,8% (+58 mila unità). Aumentano pure gli inattivi: + 0,5% (80 mila unità) rispetto al mese precedente. Il tasso di inattività è così risultato pari al 37,8%, dopo tre mesi in cui risultava stabile al 37,6 per cento. Quanto all’altra faccia della medaglia, gli occupati sono ventidue milioni e 831mila, in diminuzione dello 0,4% (-83 mila unità) rispetto a dicembre 2010. Nel confronto con l’anno precedente l’occupazione è scesa dello 0,5% (-110 mila unità).

La flessione, spiega l’Istat, è dovuta sia alla componente maschile sia a quella femminile. La prima è in calo rispetto a dicembre dello 0,3% (-38 mila unità) e dell’1,3% su base annua; la seconda invece ha perso lo 0,5% (-45 mila unità) in confronto a dicembre, ma è aumentato dello 0,7% nei dodici mesi. Il tasso è così risultato pari al 56,7%, in calo di 0,2 punti percentuali rispetto a dicembre e di 0,4 punti rispetto a gennaio 2010. Sulla scia di questi numeri la Cgil chiede, attraverso il segretario confederale Fulvio Fammoni «un piano straordinario per l’occupazione e lo sviluppo che inverta una tendenza ormai stabile contro la propaganda di un governo a fine corsa». I dati Istat secondo Fammoni «confermano che non c’è stato alcun recupero sul drammatico dato dello scorso anno, la produzione non riprende e la base produttiva si restringe con migliaia di persone in cassa integrazione che rischiano il transito alla disoccupazione. Il piano sarà al centro delle proposte della mobilitazione della Cgil in tutte le città d’Italia in vista dello sciopero generale».
Anche la Cisl si è dichiarata allarmata: «I dati sull’occupazione sono purtroppo inequivocabili: occupazione maschile, femminile, giovanile, tassi di inattività, numero degli scoraggiati, sono tutti in peggioramento rispetto al mese precedente», sottolinea il Segretario Generale Aggiunto Giorgio Santini, che chiede il rilancio dell’apprendistato e la promozione di percorsi di riconversione produttiva, di outplacement e nuove assunzioni, anche attraverso il credito di imposta, soprattutto al sud. Mentre per Gugliemo Loy, segretario confederale della Uil «è sempre più necessario che tutte le energie economiche del sistema politico e non siano convogliate verso azioni concrete e immediate che creino le condizioni per una inversione di tendenza, come un efficace sistema di incentivi alla buona occupazione».