Persi 172mila posti di lavoro

01/09/2010

In Italia l’occupazione non va di pari passo con la produzione e in luglio manca decisamente il gancio della piccola ripresa, testimoniata anche dal clima di fiducia che nelle imprese manifatturiere continua a crescere e torna sui livelli di maggio 2008: ad agosto, dice l’Isae, il relativo indice, considerato al netto dei fattori stagionali, sale da 98,3 a 100,5. A guardarlo dal punto di vista degli occupati e a confrontarlo con il 2009, luglio ha 172mila occupati in meno: in un anno l’occupazione in Italia, secondo l’Istat, è calata dello 0,7%. In un mese, rispetto a giugno 2010, invece il calo è stato di 18mila unità, ossia lo 0,1%. Gli occupati sono 22 milioni e 886mila mentre le persone in cerca di occupazione 2 milioni e 105mila. Il tasso di disoccupazione nella fascia tra i 16 e i 64 anni, ha raggiunto l’8,4%: più basso per gli uomini (7,5%) che per le donne (9,7%).
Le differenze di genere
In valori assoluti le perdite maggiori le hanno subite gli uomini: il calo dell’occupazione in questo caso è stato dello 0,8%, 115mila unità in meno. Le donne al lavoro invece sono diminuite dello 0,2% rispetto a giugno e dello 0,6% – 57mila in meno – rispetto al luglio 2009. Il tasso di occupazione è al 56,9%, in calo dello 0,7% rispetto a un anno fa.
L’aumento degli inattivi
Tra i dati, uno dei più allarmanti riguarda la crescita degli inattivi: sono aumentate di 76mila in un mese (rispetto a giugno) e di 153mila in un anno (rispetto a luglio 2009). E il fenomeno, diversamente da quello che accadeva fino a qualche anno fa, riguarda soprattutto gli uomini con 44mila inattivi in più sul mese precedente (+0,9%) e 93mila (+1,8%) sul luglio 2009. Le donne inattive tra i 15 e i 64 anni, invece, sono aumentate di 31mila (+0,3% rispetto a giugno) e di 60mila (+0,6%) rispetto a luglio 2009.
I giovani
«Avevo vent’anni. Non permetterò a nessuno di dire che questo è il periodo migliore della vita». Un ventenne che cominciasse a leggere Aden Arabia di Paul Nizan non potrebbe che trovarsi allineato con l’incipit di quel libro. Di mese in mese, in Italia, ma anche negli Stati Uniti, vengono infatti confermate le difficoltà di chi appartiene alla fascia under 26 a trovare un posto di lavoro o a reimpiegarsi. In Italia questo è vero per un giovane su quattro: gli ultimi dati Istat indicano un tasso del 26,8%, in lieve calo, -0,6 punti percentuali, rispetto a giugno 2010 e in aumento, +1,1 punti, rispetto al luglio 2009.
L’Europa
Tra i paesi europei sono soltanto tre (Austria, Malta e Germania) quelli in cui diminuisce la disoccupazione, mentre in 22 aumenta e in due resta invariato. Nell’insieme dei 27 Paesi Ue in luglio, per il sesto mese consecutivo, il tasso medio è risultato pari al 9,6% (era al 9,1% nel luglio 2009). In termini assoluti, Eurostat segnala che il numero dei disoccupati nella Ue a 27 è sceso di 45mila unità arrivando a 23,05 milioni.
Italia meglio della media Ue
«La situazione rimane certamente preoccupante, ma sarebbe colpevole non riconoscere il dato oggettivo di un differenziale positivo con l’Europa e di una tendenza negativa sostanzialmente fermatasi», osserva il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi. Mentre in Europa la disoccupazione non scende sotto il 10%, «il tasso di disoccupazione scende in Italia di un altro 0,1% sul mese precedente, attestandosi all’8,4% – evidenzia il ministro – e la stessa disoccupazione giovanile scende dello 0,6%». Il piano triennale per il lavoro varato dal governo nei primi giorni di agosto, aggiunge Sacconi, «sarà ora oggetto di consultazione con le parti sociali per arrivare tempestivamente a rilanciare il contratto di apprendistato per i giovani, a promuovere una formazione corrispondente alle competenze richieste, a sviluppare relazioni industriali cooperative e partecipative». Per il presidente e ad di Italia lavoro, Paolo Reboani, i dati Istat rilevano che la crisi economica «si è arrestata e la situazione dal punto di vista occupazionale tiene. Il numero dei disoccupati rispetto a giugno è lievemente diminuito, mentre gli inattivi sono fluttuanti». Inoltre visto che «i dati dell’economia reale sono positivi, per l’occupazione mi augurerei che questo fosse il segnale dell’inversione di tendenza anche se bisogna aspettare per dirlo».
L’allarme dei sindacati
Diverso il punto di vista dei sindacati. «Dati molto gravi», secondo Fulvio Fammoni della Cgil per il quale «non si può continuare a rispondere che stiamo meglio della media europea». Per Giorgio Santini della Cisl i dati Istat «mostrano tendenze preoccupanti» e serve che «il Piano triennale per il lavoro del Governo venga declinato anche nel breve periodo con un programma di interventi per agganciare l’occupazione alla ripresa».