«Pericolo reale»

22/07/2002






(Del 21/7/2002 Sezione: Interni Pag. 4)
«Pericolo reale»

ROMA
La preoccupazione è reale tra i politici e nel sindacato, dopo il ritrovamento dei nuovi volantini, a pochi giorni dall´allarme attentati lanciato dal Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti. La situazione di pericolo è chiara al presidente del Senato Marcello Pera: «Avevamo le indicazioni che vi erano segnali di ripresa. Le forze dell’ordine e lo Stato sono pronti a fronteggiare il pericolo, perché non possiamo assolutamente farci minacciare da alcuni squallidi assassini». Poi Pera invita a moderare i toni del confronto politico: «Nessuno vuol mettere fine al contrasto sociale laddove c’è e ancor meno al confronto politico, ma con la consapevolezza che ci sono dei limiti oltre i quali anche le parole diventano pericolose». Mai abbassare la guardia, dice anche il segretario dei Ds Piero Fassino: «La lotta contro l’eversione e il terrorismo non è mai vinta una volta per sempre». Che rimanda alla lezione del passato: «Serve da un lato una più alta capacità dello Stato di fronteggiare e sconfiggere le organizzazioni terroristiche – osserva Fassino – e dall’altro bisogna mantenere alto il livello di mobilitazione e di impegno democratico. L’esperienza insegna che il terrorismo è stato sconfitto quando queste due forze si sono unite». Più tranquillo il ministro per la funzione pubblica Franco Frattini: «Il terrorismo è un pericolo molto grave, ma gli sforzi investigativi e dei nostri servizi si sono talmente moltiplicati che credo si debba avere qualche ragione di soddisfazione nell’azione di prevenzione fatta ogni giorno». Pierluigi Castagnetti, presidente dei deputati della Margherita, rilancia «l´istituzione della Commissione d’inchiesta sul terrorismo, proposta dall’Ulivo». Gli risponde il ministro Umberto Bossi: «Penso che la Casa delle libertà debba tenere le finestre aperte su tutto, perché non ha nulla da nascondere, ma Castagnetti è una persona che non mi piace: strumentalizza le cose». Bossi è apparentemente distaccato sul tema del terrorismo: «La Lega non teme le Br nè le brigate gialle perchè è un movimento popolare e non ha paura dei giochi da catacombe. È chiaro però che il terrorismo l’abbiamo visto uscire nel momento in cui il governo faceva le riforme sostenute dalle ipotesi di Marco Biagi, che poi erano le stesse ipotesi della Lega, mentre loro – ha aggiunto, riferendosi all’Ulivo – dicevano esattamente il contrario. Allora partì un terrorismo strisciante». Per Domenico Nania, capogruppo di An alla Camera, è necessario testimoniare solidarietà al ministro Gianni Alemanno e ai sindacalisti Musi e Trerè: «Siamo al loro fianco in questa difficile, ma necessaria opera per le riforme». Nel sindacato sceglie la linea del silenzio il leader della Cgil Sergio Cofferati. Parla invece Savino Pezzotta, segretario Cisl, che le Br invitano nel loro testo a «sostenere»: «Sul terrorismo non devono esistere divisioni nel sindacato, che è stato sempre e continua a essere nel mirino delle Br». Pezzotta torna a chiedere una risposta forte dello Stato: «Non è possibile che a tre anni dall’omicidio di D’Antona e a quattro mesi da quello di Biagi si brancoli ancora nel buio totale». Per Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, «non è una novità che nel mirino ci siano i riformisti. Ma non ci hanno intimorito ieri e non ci faremo intimidire oggi».

r.i.