Perdo il lavoro? Allora apro un nido Boom di richieste, in un anno +42%

08/02/2010

Fare la mamma a tempo pieno può diventare un ottimo ammortizzatore sociale. Se ne accorgono sempre più donne milanesi, che reagiscono alla crisi trasformando le proprie case in nidi famiglia. In città queste strutture, che nascono in normali abitazioni e possono ospitare al massimo cinque bambini dagli zero ai tre anni, erano 24 alla fine del 2008. Dodici mesi più tardi, secondo l´assessorato alle Politiche sociali di Palazzo Marino, sono saliti a 32, per diventare 34 alla fine del gennaio scorso.
Una crescita del 42 per cento, causata dalle difficoltà incontrate dalle donne nel mantenere il loro posto di lavoro. «Fino a tre settimane fa gestivo un negozio di abbigliamento – racconta Ilaria Marcolin – Non riuscivo più a conciliare le esigenze della famiglia con quelle del lavoro, reso sempre più difficoltoso dalla crisi. Così ho chiuso l´attività e mi sono buttata in questa avventura». Diventare una tagesmutter (ovvero una mamma di giorno, come vengono definite le educatrici dei nidi famiglia) non è difficile, «perché la donna sfrutta gli spazi della propria casa e l´innata professionalità di mamma – spiega Francesca Scavo, che ha lasciato l´ufficio commerciale di un´azienda milanese per dare il via al proprio nido lo scorso settembre – Gli unici costi sono quelli di adeguamento per la messa in regola degli spazi. Circa cinquemila euro, che vengono presto ammortizzati».
«Lavorare a stretto contatto con i bambini è sempre stato il mio sogno nel cassetto. La crisi mi ha spinto ad aprirlo – conferma Barbara Zambelli, 38 anni – . Ero impiegata nello studio di un commercialista. A ottobre il principale mi ha chiamato per dirmi che era costretto a lasciarmi a casa. Mio marito è un operaio dell´Enel e non possiamo mantenere tre figli solo con il suo stipendio. Così ho scoperto l´esistenza delle tagesmutter e ormai il mio nido famiglia è quasi pronto». In Lombardia la retta mensile per il tempo pieno ammonta a circa 600 euro a bambino. «Cifre competitive rispetto a quelle richieste dai nidi tradizionali, considerata l´assistenza offerta – continua Francesca Scavo – Le strutture comunali tendono ad accettare solo bimbi dagli otto mesi in su, mentre le tagesmutter prendono anche i più piccoli».
Aprire un nido famiglia comporta però adempimenti burocratici di fronte ai quali molte donne si scoraggiano: «Così si espande un mondo sommerso di centinaia di nidi che operano a Milano senza essere riconosciuti – spiega Rita Zecchel, fondatrice di Happy Child, società che gestisce nidi in tutta Italia e offre assistenza alle aspiranti tagesmutter – Io lavoro da anni in questo campo e vedo crescere di giorno in giorno le potenzialità dei nidi famiglia. Sono appena stata contattata da un´azienda che sta per licenziare 25 lavoratrici e si è offerta di pagare loro la quota di iscrizione ai corsi che organizziamo per insegnare come si apre un nido famiglia».