Perché oggi sciopera pure la Confindustria

01/12/2004
    martedì 30 novembre 2004
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    ALLEANZE. COL SINDACATO

      Perché oggi
      sciopera pure
      la Confindustria

        «Guardare avanti». Questa è la parola d’ordine tra gli industriali: soprassedere sullo sciopero di oggi, dimenticarsi della Finanziaria e puntare su un dialogo bilaterale con i sindacati. E’ dalla collaborazione con Cgil, Cisl e Uil che possono arrivare i risultati, nel breve e nel medio periodo, che più interessano Confindustria. Ed è per questo che Luca Cordero di Montezemolo non ha nessuna paura di affondare il colpo contro chi nella maggioranza lo tratta ormai come uno dell’opposizione, anzi forse «l’opposizione» da cui ci si deve guardare con maggior timore. «Chi sostiene che quello fra Confindustria e i sindacati è un’asse contro natura ha una visione veteroprovinciale», spara Montezemolo. La linea di Via dell’Astronomia è chiara, non si dà peso nemmeno all’anomalia di uno sciopero generale di cui «i padroni» non solo non si sentono bersagli, ma indirettamente lo appoggiano, visto che tra le tante lacune di questa Finanziaria contro cui si manifesta oggi, c’è anche il Mezzogiorno. Ieri a Modena il presidente degli industriali ha fatto un passo avanti: «Credo che in un paese che ha bisogno di guardare avanti – ha detto – ci voglia un rapporto corretto e positivo da un lato con il governo e dall’altro con il sindacato, innanzitutto vedendo più e cose che uniscono che quelle che dividono». E in questo momento l’interesse di Confindustria sta principalmente nel sottolineare quello che la unisce ai sindacati. Non tanto perché il nuovo blocco di pressione sarà in grado di strappare qualcosa al governo su temi, pur importanti, come la fiscalità di vantaggio per le imprese del Sud; quanto perché l’ennesima operazione di riavvicinamento tra le parti sociali stavolta sembra avere qualche speranza in più. Una novità è che i negoziati di questa Finanziaria hanno convinto gli industriali che più lontani si resta dalla politica in questo momento e meno si rischia. In questo senso, appaiono sincere le prese di distanza anche nei confronti dell’Ulivo. Con la Casa delle Libertà invece, non c’è dialogo perché è chiaro che non ha molto da offrire. Anche il vicepresidente Marco Tronchetti Provera ha definito «inadeguato» il taglio dell’Irap, dichiarazione indicativa di un’identità di vedute all’interno del vertice di Confindustria fino a poche settimane fa non scontata.

        Allora, si cerca l’altro interlocutore principe: il sindacato. Quindi, nei prossimi mesi la comunicazione da parte di Montezemolo e dei suoi sarà concentrata su due facce della stessa questione: il rinnovamento interno all’azienda, con gli imprenditori chiamati a sfidare se stessi, e la richiesta di una stretta collaborazione con i lavoratori per trovare nuove soluzioni sui temi della competitività, degli orari di lavoro, delle retribuzioni. Nelle associazioni territoriali, specie nel Nord-est, è tutto un fiorire d’incontri e accordi per fronteggiare insieme le emergenze della delocalizzazione e della concorrenza cinese. Ora bisogna dare consistenza politica a tutto ciò.

        Di colpo, il traguardo più importante non è più l’approvazione della manovra di bilancio pubblico, quanto piuttosto il rinnovo dei contratti con i metalmeccanici. Decisivo il lavoro di Fim e Uilm chiamate a trovare una piattaforma comune con la Fiom (il problema più grande sembra essere quello della rivendicazione salariale). Ci sono ancora diverse difficoltà ma se dal comitato centrale della Fiom in programma domani dovessero arrivare segnali di apertura, i primi a gioirne sarebbero proprio gli industriali. Si aprirebbe la possibilità di un accordo unico con la categoria più difficile per antonomasia. Un segnale politico non indifferente, specie se contemporaneamente il governo si troverà a fare il padrone cattivo con i suoi dipendenti. La sfida, dunque, è imporre una propria ricetta all’emergenza economica del paese. Nell’interesse degli imprenditori, naturalmente, ma anche, di fatto, ponendosi in alternativa al governo.