Perché Bonanni non è Pezzotta

14/03/2006
    marted� 14 marzo 2006

    Pagina 14 – Economia & Lavoro

    SINDACATO E POLITICA

    La svolta della Cisl si confronta con un quadro politico in evoluzione. E al vertice torna una coppia

      Perch� Bonanni non � Pezzotta

        di Bruno Ugolini

          Perch� � iniziato un rapido e inatteso dopo-Pezzotta? Qualcuno ha scritto che per la Cisl � un ritorno al passato, quando c’erano due anime. Una veniva dai metalmeccanici, guidata da Pierre Carniti, vicina alle idee del socialismo italiano. L’altra era pi� attenta alle posizioni della Democrazia Cristiana. Anche se, a guardare bene, tra loro potevi trovare fra i pi� incattiviti con lo scudo crociato. Oggi la storia si ripeterebbe con la designazione di Raffaele Bonanni a segretario generale e di Pierpaolo Baretta a segretario generale aggiunto. A dire il vero c’� sempre stata una coppia ai vertici della Cisl. Fin dalla nascita, nel 1953, con Pastore segretario e Storti aggiunto. Poi per molti anni con Storti e Dionigi Coppo, nel 1969 con Storti e Scalia, nel 1973 con l’immarcescibile Storti e Macario. Qui comincia una scelta politicamente caratterizzata. Cos� nel 1977 con Macario e Carniti, nel 1979 con Carniti e Marini. Per un certo periodo, nel 1985, c’�, addirittura, una reggenza a tre con Marini, Crea e Colombo. Poi la coppia Marini-D’Antoni e quella D’Antoni-Morese. L’avvento di Savino Pezzotta cancella il dualismo.

            Ora lo si riprende, ma � assai difficile sostenere, per riprendere il gioco delle etichette, chi fa la destra e chi fa la sinistra. Anche perch� la Cisl era un’organizzazione difficile da decifrare con gli occhiali politicisti, quando dominavano i grandi partiti di massa. Figurarsi oggi, con l’avvento del bipolarismo e dei suoi complicati intrecci interni. E se chiedete a Bonanni chi � il pi� carnitiano, lui risponde "sono io". E se chiedete la ragione di un vertice plurale risponde: "Sono stato il primo a voler dare il segno di un’unit� pi� forte".

              Sembra di capire che la scelta binaria voglia consegnare, semmai, un messaggio di efficienza unitaria, di capacit� dirigenziale, nel cuore di una fase delicata per tutti. Una gestione che si considera pi� razionale ed efficace, rispetto a quella generosa ed appassionata, a volte irruente, di Pezzotta, un ex operaio poco attento ai giochi romani. Lo si capisce dalle prime uscite di Bonanni, con la sua proposta di un nuovo Patto per l’Italia che assomiglia tanto al patto di legislatura avanzato dalla Cgil (con una dizione gi� usata da Pezzotta nell’ultimo congresso Cisl). Lo stesso Bonanni, per�, tiene a far sapere che la sua Cisl, a differenza della Cgil, intende, con quel patto, suggerire una proposta di scambio complessivo. Ciascuno deve fare la sua parte e cos� anche il sindacato, magari mettendo sul tavolo ipotesi di flessibilit� tutelata. Se no si finisce (l’accusa � a Epifani) col voler fare non tanto gli "amici", quanto i guardiani del governo, senza sporcarsi le mani. Il giudizio sul centrodestra � severissimo, la preferenza � per il programma dell’Unione, ma la nuova Cisl appare pi� attenta a dispiegare la propria anima contrattualista. E non si accontenta delle assicurazioni giunte dal congresso di Rimini, circa il mantenimento di un ruolo sindacale autonomo. Proprio per questo l’organizzazione di Bonanni rischia di apparire neutrale (anche se lo nega vigorosamente) rispetto ai due schieramenti in campo per le elezioni, quasi sottovalutando la pericolosit� di una ripetizione del centrodestra a Palazzo Chigi. Non pesa, invece, come qualcuno ha scritto, la paura di un’asse preferenziale Prodi-Epifani. Lo stesso neo-aggiunto Gianpaolo Baretta ha riconosciuto come a Rimini, su molti punti, tra il leader dell’Unione e quello della Cgil siano apparse comunanze ma anche profonde diversit�.

                Un futuro pi� difficile, dunque, per i rapporti sindacali? Qualcosa si muove. Se sul fronte del nuovo modello contrattuale Bonanni dipinge la scelta congressuale di Epifani come un "aut aut" da prendere o lasciare, sul tema della rappresentanza appare invece pi� ottimista. Senza per� affidarsi ad una legge. "Un gruppo dirigente degno di questo nome, autorevole e rappresentativo", dice il designato alla massima carica nella Cisl, "sapr� trovare soluzioni". E in quei due aggettivi, "autorevole e rappresentativo", sta forse la chiave della svolta Cisl.