Pera: il governo rispetti il patto con gli italiani

07/10/2002







(Del 5/10/2002 Sezione: Economia Pag. 6)
«AVANTI CON L´INNOVAZIONE»
Pera: il governo rispetti
il patto con gli italiani

inviato a CAPRI

Che gli industriali avrebbero incalzato il governo di Silvio Berlusconi era previsto. Ma che lo avrebbe fatto il presidente del Senato Marcello Pera, quindi un esponente di rilievo della stessa maggioranza, non era certamente atteso. E tanto meno con la determinazione che ha caratterizzato il suo intervento al convegno di Capri promosso dai giovani imprenditori aderenti alla Confindustria. Così questo annuale appuntamento, organizzato subito dopo il varo della legge Finanziaria, ha ulteriormente allargato il già difficile confronto sulla politica economica del governo. Pera lo ha invitato a rispettare quel «contratto» con gli italiani presentato prima delle elezioni da Berlusconi e contenente gli impegni in caso di vittoria per la riduzione delle tasse e lo sviluppo dell’economia: «A quel contratto il governo deve richiamarsi ed essere richiamato. Se lo farà potrà riguadagnare i consensi dei cittadini che lo hanno sostenuto. Se non lo farà, sarà da essi certamente punito». Il rispetto del contratto, che secondo Pera deve avvenire «con la modulazione opportuna dei tempi», è favorito dalla «condizione felice» del governo: ovvero dal fatto che il premier è «investito direttamente», è «sostenuto da una maggioranza ampia» e ha «la prospettiva di un mandato di legislatura». Si tratta di «occasioni » da non sprecare. Il presidente del Senato evidenzia anche un’altra condizione «felice», cioè il sistema elettorale maggioritario con il quale il governo viene «sanzionato dagli elettori se non mantiene gli impegni». Pera accompagna alla sua esortazione alcune note critiche: riconoscendo che «ci si è incamminati» sulla strategia delle riforme, fa presente «con franchezza che vi sono anche incertezze». Queste parole vengono pronunciate poco dopo la severa relazione di apertura di Anna Maria Artoni, presidente dei giovani imprenditori: «Quella appena varata ci sembra una finanziaria "miope" che guarda al futuro con le lenti del passato. Una manovra ricca di provvedimenti una tantum, che punta tutto sul ritorno di una congiuntura favorevole a livello internazionale. Ma nessuno può ragionevolmente prevedere, oggi, quando avverrà questo ritorno. Non vorremmo che l’attesa si trasformasse in un’Odissea, nella quale il governo-Penelope sia costretto a fare e disfare mille volte la sua tela in attesa del novello Ulisse». Per una singolare coincidenza anche Pera avverte che la strategia delle riforme «non significa misura, provvedimento, manovra o una tantum» ma «un programma a medio-lungo termine per un obiettivo strutturale», la competitività. E manifesta il timore «che vi sia stato un prolungamento di ottimismo anche in presenza di segnali non confortanti». Il convegno documenta la forte irritazione degli industriali per tutte le ultime scelte del governo Berlusconi. Guidalberto Guidi, consigliere della Confindustria per le relazioni industriali, ripropone il duro giudizio sulle recenti misure fiscali che «preoccupano molto». Guidi rilancia le critiche sul blocco delle tariffe, «un errore macroscopico» con un mercato dell’energia da aprire. E definisce poi «una cosa pesante» la trasformazione, prevista dalla finanziaria, dei contributi a fondo perduto per il Sud in prestiti. Francesco Bellotti, vicepresidente della Confindustria in qualità di numero uno delle piccole imprese, osserva che «se Pera invoca l’accelerazione delle riforme non si può non essere d’accordo». Però, sottolinea Bellotti, «le riforme devono essere realizzate con la coerenza fra gli impegni presi e gli atti conseguenti». Atti che, almeno per il momento, sembrano agli industriali inadeguati. Sostiene la Artoni: «Da un governo stabile, che ha conquistato la fiducia degli italiani con un programma di ampio respiro, ci aspettiamo d’ora in poi più coraggio e più realismo». Nel segno di «più Stato e più mercato», è il presidente del Senato a sollecitare le «riforme che sono principalmente quelle delle privatizzazioni, dell’ipertrofia legislativa e amministrativa, del settore fiscale e poi, se non vogliamo essere struzzi, la ricerca, la flessibilità, il sistema previdenziale». Pera chiede quindi la riforma delle pensioni, da Berlusconi ipotizzata giovedì ma giudicata ieri impraticabile. Dice il presidente del senato: «So che è una sorta di tabù in Italia e altrove. Ma è pur sempre un problema, anzi è il problema che non si può ignorare e che le parti devono affrontare».
Roberto Ippolito