Per Unicredit 4.700 esuberi E la Libia sale verso il 7%

05/08/2010

Il fondo sovrano compra il 2,1%, Tripoli primo socio
Sacconi: no ad atti unilaterali, serve il confronto

MILANO — Quattromilasettecento esuberi nei prossimi tre anni in Italia, un sorpasso tutto arabo al vertice della compagine azionaria e un nuovo calo (-2,75%) in Borsa. Sono questi gli ingredienti principali della giornata di ieri per Unicredit, che solo 24 ore prima aveva presentato i conti della semestrale. Il primo numero, anticipato nel pomeriggio dai sindacati dopo l’incontro con il responsabile delle risorse umane di Unicredit Rino Piazzolla, è stato confermato in serata dal gruppo. Che ha definito il progetto una «ipotesi di piano per rendere sostenibile la struttura dei costi» e ha parlato di «spirito concertativo»; sono previsti «efficientamenti che riguardano 4.100 posizioni lavorative, oltre a 600 già individuate nel piano di integrazione di Capitalia»; l’attuazione del piano dovrebbe avvenire «nel rispetto dello spirito e delle regole del contratto nazionale dei bancari e nella logica degli accordi sindacali». L’apertura formale della trattativa è prevista a inizio settembre, mentre l’azienda si è dichiarata disponibile all’assunzione di neolaureati. Sull’argomento è intervenuto anche il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, per cui «sarà doveroso un confronto approfondito e sono vietati in tutti i modi atti unilaterali».
Molti i commenti dal versante sindacale. Tra i primi a parlare, nel pomeriggio, la Fabi. «L’effetto Marchionne-Fiat — ha detto il segretario generale Lando Sileoni — ha contagiato anche il gruppo Unicredit». A settembre ci sarà «un aspro e duro confronto», ha aggiunto, definendo gli esuberi «una bestemmia in termini politici e contrattuali» e parlando di altre 10 mila «fuoriuscite» dal gruppo dal 2007 ad oggi.
Sul versante azionario la Libyan Investments Autorithy ha annunciato alla Consob di essere salita sopra il 2%, facendo così crescere l’intera compagine libica intorno al 7%, visto che la Banca centrale di Tripoli ha già in tasca il 4,98%. Nell’azionariato, tolta Mediobanca che ha in mano un 5% circa al servizio dei «cashes», figura poi col 4,99% il fondo Aabar di Abu Dhabi, entrato nel capitale a giugno. A seguire la Fondazione Cariverona (4,98%).
Da segnalare, poi, i conti delle controllate Bank Pekao (nel secondo trimestre utili in crescita dell’1% a 154,6 milioni di euro) e Hvb (risultato semestrale lordo di 1,1 miliardi, quasi tre volte il primo semestre 2009). Mentre, a proposito della controllata Pioneer, il quotidiano «Les Echos» ha parlato del possibile interesse di Bnp Paribas, Amundi e Natixis. Novità anche per i rating di Piazza Cordusio: WestLb ha alzato il target price a 2 da 1,8 euro mantenendo il giudizio «reduce», SocGen ha tagliato il rating a «hold» da «buy» e Banca Akros ad «accumulate» da «buy».