Per un paese civile

29/11/2010

Sfumano le note di “Cento passi”, cantata e ballata dai Modena City Ramblers e da tutta la piazza, e la gente della CGIL arrotola striscioni e bandiere e si accinge a tornare a casa. Un viaggio che per alcuni durerà un’intera giornata. Cosa resta di quelle ore di corteo e di esperienze di vita e di lavoro (o di non lavoro) comunicate dal palco? Cosa resta di questa grande, grandissima manifestazione di popolo? Certamente una volontà determinata: cambiare, e presto, il nostro paese, arrestare il degrado, combattere la cultura del machismo, dare un futuro, come recita lo slogan dell’appuntamento romano di piazza S. Giovanni, ai giovani e al lavoro, il nostro futuro. Susanna Camusso, nel suo discorso conclusivo, attorniata dall’intera segreteria confederale e dal suo predecessore Guglielmo Epifani, ha molto insistito sulla lotta alla precarietà del lavoro (specie per i più giovani), sulle battaglie concrete in difesa di licenziati e cassintegrati, contro le norme del governo che privano i precari dei loro diritti, per il diritto alla cittadinanza dei lavoratori immigrati, per il rispetto del ruolo delle donne, per un Mezzogiorno che non sia abbandonato alla criminalità delle mafie. Un discorso e una manifestazione di lotta. Camusso è stata dura con il governo, esprimendo giudizi fortemente negativi, senza appello sulla riforma dell’università, sui tagli alla ricerca e alla cultura, sull’attacco al welfare e alla non autosufficienza di tanti anziani. “Qui oggi – ha detto rivolta alla piazza gremita – c’è il paese vero e da qui voglio partire con un impegno preciso, di tutta la CGIL: ognuno di noi deve informare i precari che non vogliamo diventino le vittime di una legge ingiusta come il collegato lavoro. Da oggi i precari hanno 57 giorni di tempo per ricorrere alla magistratura contro i licenziamenti dai contratti a tempo determinato o da altri contratti da fame”. La CGIL “non abbandonerà nessuno”, quasi urla il segretario generale. “Contrasteremo questa iniziativa – continua – mobilitando i nostri legali e gli uffici vertenze in tutte le strutture della confederazione, di categoria e territoriali”. Molto forte il discorso di Susanna Camusso sulla scuola, l’università, la conoscenza. “Forse con i libri non si mangia come qualcuno del governo ha detto – ha rilevato Camusso – ma certamente si diventa persone informate e colte. Chiediamo da questa piazza che il ministro Gemini ritiri il suo ddl sull’università e cominciamo a discutere. Il vero obiettivo è investire sul sapere per ridurre le disuguaglianze, per evitare che si crei sui giovani un grande debito, che si riscontra facilmente ad esempio con l’ipotesi di riduzione dell’età per l’obbligo scolastico”. La CGIL sostiene – ha proseguito il segretario generale – la battaglia dei migranti contro la sanatoria truffa, che rischia di cacciare dal nostro paese donne e uomini che vi lavorano onestamente da molti anni”. Ancora dura Camusso sull’assenza di una vera politica economica anticrisi e di una seria politica industriale. Dalla Fiat “vogliamo sapere quale piano davvero intende presentare – ha aggiunto – perché riteniamo che la testa dell’azienda si stia trasferendo negli Stati Uniti”. C’è un appello al governo perché dia risposte sull’occupazione, sugli ammortizzatori sociali, ai lavoratori che hanno perso il posto, come quelli della Vinyls di Porto Torres. E c’è, nel discorso del leader della CGIL, il problema della democrazia sindacale e della contrarietà alle deroghe contrattuali. Tanti temi e impegni che il popolo della CGIL fa propri e che porterà nei luoghi di lavoro e nelle piazze. La lotta continuerà.