Per Stefanel meno moda e più Nuance

14/05/2003




              Martedí 13 Maggio 2003
              FINANZA E MERCATI
              Per Stefanel meno moda e più Nuance
              VINCENZO DEL GIUDICE


              DAL NOSTRO INVIATO PONTE DI PIAVE -
              Quello che è uscito dal consiglio di amministrazione che si è tenuto ieri, è un gruppo Stefanel che ha sempre meno a che fare con il tessile-abbigliamento, che pure continua ad avere un peso rilevante nel bilancio consolidato, e sempre più è proiettato verso altri sistemi di business e di creazione di valore. Ecco perché Bepi Stefanel, presidente e ammministratore delegato del gruppo, adesso punta tutto su Nuance per rilanciare il marchio Stefanel. Infatti, il ragionamento che fa il presidente del gruppo tessile veneto è questo: Nuance gestisce negozi retail in 45 aeroporti sparsi in tutto il mondo, da Sydney a Hong Kong, fino a Venezia, che vuol dire dietro l’angolo di casa.
              Il sistema funziona, i ricavi sono altissimi, allora il progetto di rilanciare la stessa Stefanel passa proprio attraverso il gestore aeroportuale svizzero, controllato al 50% mentre l’altro 50% è nelle mani del gruppo di Bastianello. Così, a poco meno di un anno dall’acquisizione della metà di Nuance, il presidente e amministratore delegato del gruppo tessile di Ponte di Piave è consapevole che il business aeroportuale può essere determinante per aumentare le vendite di quello che fino all’anno scorso è stato il core business della società. «Abbiamo cominciato a lavorare negli aeroporti e sappiamo che ci sono 1,5 miliardi di persone che si muovono, che viaggiano.
              La tendenza è che questo business darà in futuro grandi soddisfazioni, quindi è lo stesso futuro di Stefanel che passa per Nuance». Bepi Stefanel, a margine del consiglio di amministrazione che ieri ha approvato il progetto di bilancio relativo all’esercizio chiuso il 28 febbraio scorso, ammette che ormai il tessile non è più core business della società. «Attualmente, Nuance – dice – incide per il 60% sui ricavi della società e a regime questa incidenza salirà al 70 per cento». Infatti, il bilancio chiuso al 28 febbraio scorso contiene il consolidamento per sette mesi della società leader mondiale nella gestione dei negozi (400 punti vendita) in 45 aeroporti con una quota di mercato mondiale del 10%.
              I ricavi del gruppo Stefanel nel bilancio consolidato sono ammontati a 596,2 milioni di euro, in crescita di 329,1 milioni rispetto all’esercizio precedente, il margine industriale lordo risulta in aumento del 123,2% a 326,6 milioni di euro, l’Ebitda sale da 25,4 a 39,8 milioni, in progresso del 56,7%. Il risultato operativo è positivo per 13,1 milioni di euro in aumento dell’85% rispetto al 2001, addirittura l’utile prima delle tasse sale a 13 milioni da 2,1. Il risultato netto ammonta però 0,2 milioni contro 1,1 milioni. A tale flessione – indica una nota della società – hanno contribuito anche le imposte di competenza dell’esercizio (6,3 milioni), mentre l’indebitamento finanziario netto consolidato è ammontato a 215,9 milioni di euro, di cui ben 123 derivanti proprio dall’acquisizione di Nuance.
              Il gruppo svizzero che gestisce negozi retail negli aeroporti di mezzo mondo entra tutti gli anni in contatto con 600 milioni di passeggeri e per Stefanel questo elemento può, anzi deve rappresentare un’opportunità di business proprio per il gruppo inteso come società tessile-abbigliamento. Del resto, i dati che arrivano dai due negozi di abbigliamento Stefanel negli aeroporti gestiti da Nuance sono molto confortanti. «Siamo presenti negli scali di Venezia e Zurigo – ha aggiunto Bepi Stefanel – ma visto l’elevato volume di ricavi l’obiettivo è quello di essere presenti con negozi Stefanel in tutti i 45 aeroporti gestiti da Nuance».
              Naturalmente, ci vorrà del tempo e tanti investimenti, ma la strada ormai è tracciata.
              Per l’esercizio in corso, quello del completamento consolidamento della quota del 50% di Nuance, si prevede che la società di Ponte di Piave possa raggiungere gli 850-900 milioni di euro di ricavi, di cui il 70%, pari a circa 650 milioni di euro, proveniente proprio da Nuance. E da qui parte la sfida di Ponte di Piave.