Per scelta o per denaro, sempre meno consumisti

22/09/2004


            mercoledì 22 settembre 2004

            Per scelta o per denaro, sempre meno consumisti
            Tasche vuote, redditi reali in calo, ma anche saturazione: gli italiani rinunciano a molti acquisti

            Oreste Pivetta


            Non mancano solo i soldi, manca anche la voglia. All’insaputa di Berlusconi, in Italia si sta avverando una rivoluzione sulla spinta della grande alleanza tra le tasche vuote e la sazietà degli opulenti. La grande speranza di austeri, pauperisti, neo global, frugali di ogni genere ideologico si sta realizzando: si spende sempre meno e sempre meno si consuma, la società dello spreco è una fantasma del passato per la maggior parte del paese.

            S’assommano due posizioni: quella di chi non guadagna abbastanza per andare oltre l’utile indispensabile, quella di chi non ha bisogno d’altro, anzi è stanco di accumulare l’inutile e s’è dato un taglio.


            Gli uni e gli altri non sono pochi: sono la metà almeno degli italiani. Insieme respingono chimere, medicine e chiacchiere di Berlusconi.
            Gli iper consumisti sono ormai dei sopravvissuti. Poi s’aggiungono altre specie: i consumatori lenti e coscienti, colti e selettivi, oppure i pacificati, anzianotti e sereni e con pochi grilli per il capo.


            Enrico Finzi, sociologo, che ha studiato i comportamenti dei consumatori italiani in questi tempi grami di crisi economica e di guerre planetarie, giunge a una conclusione: «Inutile frasi illusioni: non ci sarà alcuna forte ripresa economica nei prossimi mesi e probabilmente anni e, comunque, se ci sarà, si sconterà con la minor voglia di acquistare che, indipendentemente dalla dinamica del reddito, pare coinvolgere la metà dei nostri concittadini».


            I PARALIZZATI. Sono quasi il trenta per cento degli italiani, capifamiglia del ceto medio e della classe operaia, molti pensionati, molte casalinghe, persino piccoli imprenditori, hanno paura per il presente e ancor di più per il futuro. Il loro reddito lordo è rimasto inalterato, ma sanno che il loro reddito netto punta verso il basso e il loro potere d’acquisto segue la stessa traiettoria, perchè la pressione fiscale è aumentata nonostante le promesse governative (più uno e mezzo per cento), costano di più i mutui ai quali ormai ricorrono non solo per comprare casa ma anche per gli acquisti più importanti, dalla macchina al computer per i figli, soffrono l’aumento dei prezzi (non solo per colpa dell’euro, ma soprattutto per l’insensata politica tariffaria del governo). Il loro tenore di vita è peggiorato, sentono lo Stato sociale lontano, talvolta persino irragiungibile. Reagiscono rinunciando a molte cose, ad esempio alla pizzeria o alle vacanze (il sei per cento in meno degli italiani è andato in vacanza pagando, cresce il numero di quelli che s’accontenta del “riposo” nelle case dei genitori), con la ricerca ossessiva dei “prezzi migliori”, frequentando discount, mercati ambulanti, forme d’acquisto collettivo, rinviando le spese più forti (auto ed elettrodomestici). Sono quasi quattordici milioni di italiani: mai così tanti neppure negli anni peggiori della recessione (1993).

            I SATURI. Grandi numeri anche in questo caso. Siamo al trenta per cento, gente che se la cava, che non si lamenta, età tra i 25 e i 54 anni, «forti nello using, deboli nel buying». Vittime di una autentica caduta del desiderio, perchè non hanno più “spazio” (materiale, di tempo, di interesse), perchè sono stanchi di pagare prezzi troppo alti, rispetto al valore effettivo della merce, perchè si sentono truffati dalle griffe, dai marchi, dalle ricorrenze della moda. Vittime soprattutto le donne (sette donne su dieci), colpite dal carico dei lavori e delle responsabilità (in ufficio e in casa), con meno ore, sempre meno, a disposizione per lo shopping.

            I SODDISFATTI. Gli anzianotti di cui si diceva, media cultura, ceto medio. Rappresentano il diciotto per cento della popolazione italiana e sono convinti di aver avuto quasi tutto dalla vita. Appagati.

            GLI SCALATORI. Resistono i forti consumatori, individualisti e arroganti, ma sono ormai una minoranza obsoleta. Che conta all’interno anche la specie dei “trekkers”, consumatori lenti, tipici esponenti delle culture neo-cattolica e della sinistra, tra i 14 e i 44 anni, grandi lettori, nessun rapporto con la tv, impregnati di valori solidaristici.
            Conclusione di Enrico Finzi: non si risale la china facendo leva a parole, con la propaganda sui consumi, se la metà degli italiani rifiuta il consumismo e un altro terzo non può permetterselo.