Per Renzi lavoratori nemici

14/03/2015   (Il Manifesto)

Finite le vacanze di Natale, e la comprensibile tregua per i fatti francesi, si è riaperto lo scontro tra la Cgil e il governo. Ieri la segretaria Susanna Camusso ha preso di petto il presidente del consiglio, dopo che questo aveva citato un passo della Divina commedia nel suo discorso a Strasburgo per la fine del semestre Ue. «Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza», aveva detto Matteo Renzi, attaccando con questa nota frase dell`Inferno il partito degli euroscettici. E la leader del sindacato: «Perché il tuo nemico è il lavoro e i lavoratori? Che ti abbiamo fatto?», ha chiesto rivolgendosi idealmente a Renzi, parlando da un`assemblea dei delegati. «11 premier considera un nemico il lavoro e le condizioni dei lavoratori». Se il premier cita Dante, ha osservato Camusso, allora perché si fanno «interventi lesivi per i lavoratori?». «Per punirli di cosa?». Per la leader Cgil si sviluppa «una fantasia straordinaria il cui effetto è che il lavoratore pensa che debba essere punito. È evidente questo atteggiamento punitivo», mentre «cambiamento vorrebbe dire valorizzare il lavoro e non considerarlo solo un costo e non invece virtute e conoscenza». «Virtù per un Paese non è apparire perbenino ma creare lavoro sulla base del principio dí uguaglianza». Invece «tutti i provvedimenti tendono a dividere». Critiche al governo, poi, Camusso le ha rivolte anche sul tema della pubblica amministrazione, più che caldo dopo lo sciopero e le manifestazioni per il contratto, ma ancor di più dopo la bufera “vigili romani” di Capodanno. Nella pubblica amministrazione «c`è un tema produttività», ammette la segretaria Cgil, ma si affronta chiarendo gli investimenti che si intendono fare e come si vuole cambiare l`organizzazione del lavoro.
Basta tagli nel pubblico, «perché hanno generato, effetti negativi non portando a maggiore efficienza». «Vogliamo dire a Renzi – ha aggiunto quindi Camusso – che non si riforma nulla senza la partecipazione degli attori che devono essere riformati. Se vuoi cambiare qualcosa devi convincere». «Invece di proporre una spinta positiva, il premier dice (al lavoro pubblico, ndr) che sono il peggio del mondo». Da Palazzo Chigi e più in generale dal governo, nessuna replica.
Ma diversi esponenti (minori) del Pd si sono pronunciati, prevedibilmente per attaccare la leader sindacale. Federico Gelli parla di «goffi attacchi a Renzi per acquisire visibilità». «I soliti “complimenti” che travalicano completamente la realtà»,
osserva Francesco Scalia. E chiosa Laura Cantati: «Camusso ormai parla come Beppe Grillo». Polemiche contingenti a parte, dal sindacato è arrivata anche una nuova critica di sostanza al Jobs Act secondo la Filcams Cgil, infatti, «i lavoratori in appalto sono ancora penalizzati», e per loro nulla è cambiato con la nuova legge.
Il sindacato nota come non sia vera l`affermazione secondo la quale tutti i “vecchi assunti” siano al riparo dalle nuove regole. E spiega perché: «leggendo il decreto 183/14, che sancisce la riforma dell`articolo 18 e in sostanza il suo superamento, si evince come i lavoratori in appalto (pulizie, ristorazione collettiva e commerciale, vigilanza etc) in caso di subentro di una nuova azienda, qualora vengano riassunti dalla stessa, si troveranno con ogni probabilità un nuovo
contatto a tutele crescenti senza il diritto al reintegro in caso di licenziamento ingiustificato. Il legislatore infatti all`articolo 7 sembra solo preoccuparsi di legare alla reale durata del servizio del lavoratore sull`appalto l`eventuale risarcimento economico, dando per scontato che nelle stazioni appaltanti non esistano anzianità e diritti acquisiti.
Se così fosse, saremmo di fronte all`ennesima discriminazione». La Filcams Cgil chiede quindi che si ponga rimedio a questa «stortura» nei prossimi passaggi della legge alle commissioni di Camera e Senato (ma va ricordato che per i decreti delegati questo passagio è meramente consultivo, quindi il Parlamento non ha un potere di intervento diretto).
Qualora ciò non succeda, il sindacato annuncia che «non lascerà nulla di intentato per tutelare i propri rappresentati, dalla mobilitazione alle azioni legali e vertenziali».