Per Maroni già operativa la legge Biagi

27/01/2004



        Martedí 27 Gennaio 2004

        ITALIA-LAVORO
        Per Maroni già operativa la legge Biagi


        DAL NOSTRO INVIATO

        LECCO – Il ministro del Welfare, Roberto Maroni, rassicura gli imprenditori che chiedono tempi certi nell’applicazione della legge Biagi. Intervenuto ieri a Lecco al convegno, organizzato dall’Unione industriali della Provincia di Lecco sul tema «Le opportunità della riforma Biagi», Maroni ha detto che «dopo l’uscita delle ultime circolari la riforma è già applicata al 90 per cento». Se ci saranno ritardi, ha aggiunto, la colpa non potrà essere attribuita al Governo che, invece, sarà pronto a intervenire una volta scaduti i termini per quanto riguarda i capitoli che rinviano alla contrattazione tra le parti. Il ministro ha poi risposto alle sollecitazioni del presidente dell’Unione industriali della Provincia di Lecco, Rossella Sirtori, che ha sottolineato: «Rinvii ingiustificati, ritardi incomprensibili toglierebbero spazi e opportunità per le imprese, pregiudicando ulteriormente i livelli di competitività sui mercati internazionali». Maroni ha dato i tempi del "pacchetto" che completa la riforma del mercato del lavoro: «Come previsto dal Libro bianco – ha aggiunto – la riforma comprende anche una revisione degli ammortizzatori sociali, quella delle pensioni e degli strumenti di sostegno al reddito a cominciare dall’innalzamento dell’indennità di disoccupazione oltre alla sperimentazione delle nuove regole sui licenziamenti. Tutti questi provvedimenti sono all’ordine del giorno del dibattito al Senato e saranno esaminati una volta concluso il confronto sulla riforma costituzionale». Maroni ha anche aggiunto che è allo studio di una commissione il nuovo Statuto dei lavori.Il leader della Cisl, Savino Pezzotta, ha replicato che la legge Biagi «non è tutto» per ridare slancio a un’economia asfittica. «Noi come Cisl – ha avvertito – abbiamo sostenuto questa riforma, ma dobbiamo denunciare che dopo l’approvazione sono mancati gli interventi per le politiche di sviluppo. Il vero problema adesso è quali scelte economiche mettere in campo e, su questo aspetto, il Governo è assente». Pezzotta ha poi "accusato" il Governo di non credere più alla politica dei redditi: «Attenzione – ha avvertito – perché senza regole di compatibilità c’è il rischio di scatenare una pericolosa rincorsa salariale». E sulla "questione salariale" Guidalberto Guidi, vicepresidente Confindustria, ha sostenuto che «il salario netto non è più comprimibile e quindi è sempre più urgente incidere per ridurre l’impatto della spesa pubblica corrente». Legato a questo aspetto quella della riforma contrattuale: «L’accordo del ’93 – ha concluso Guidi – richiede un’opera di manutenzione ma devono essere ben chiari due punti. La Confindustria non accetterà di aggiungere ulteriori livelli e l’obbligatorietà della contrattazione di secondo livello». Il vicepresidente di Confindustria ha poi parlato dell’euro dicendo che «purtroppo c’è stato un approccio psicologico di alcune categorie che ha permesso di applicare la conversione di un euro uguale a mille lire, credo che il mercato saprà punire chi ne ha approfittato».

        G.P.