Per Maroni è già Carnevale: bonus per le pensioni di vecchiaia

22/12/2004

    mercoledì 22 dicembre 2004

    Pagina 4 – economia

    lavoro più precario e con l’abolizione dell’Art. 18 sogna ancora licenziamenti più facili
    Per Maroni è già Carnevale: bonus per le pensioni di vecchiaia

    Felicia Masocco

    ROMA Promesse di fine anno del ministro Maroni. Il bonus per chi resta al lavoro pur avendo raggiunti i requisiti per la pensione di anzianità verrà esteso oltre il 2007 e visto il successo ottenuto (26mila domande di adesione) il Welfare sta studiando la stessa misura per le pensioni di vecchiaia, ma in questo caso ci vorrà il consenso del datore di lavoro. Non se ne parla prima di ottobre, comunque. L’abrogazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori invece andrebbe fatta subito per il ministro, anzi, andava fatta dal 2001. Maroni approfitta della conferenza stampa di fine anno per insistere: regalerebbe volentieri ai lavoratori la possibilità di essere licenziati più facilmente, lo aveva detto nei giorni scorsi, lo ha ripetuto ieri, «sull’articolo 18 non cambio idea», «purtroppo è fuori dalla competenza del ministro, è nelle mani del Parlamento ed io ho il massimo rispetto per la decisione del Parlamento che, però, spero vada nella direzione che auspico».

    Dalla Camera gli risponde il capogruppo dell’Udc Luca Volontè «Il ministro Maroni si contraddistingue per due caratteristiche: esaltare l’immaginifico dell’orda turca che non esiste, e la considerazione di mantenere viva la polemica sull’articolo 18, quando nessuna parte del mondo produttivo la ritiene più essenziale della riforma degli ammortizzatori». Nella Casa delle Libertà non si vogliono granché bene neppure a Natale, i centristi dell’Udc, Follini in testa, ritengono archiviata la questione dei licenziamenti e farebbero salti di gioia se riuscissero a ristabilire contatti con il sindacato e con le imprese, «sarebbe bene aprire i tavoli previsti», incalza Volontè «a partire dalla grande opportunità del provvedimento sulla competitività». L’invito a Maroni è dunque quello di fare «un bagno di realtà» e a non starsene «sul pero».


    Sull’estensione del bonus alle pensioni di vecchiaia è la Cgil a replicare sottolineando come come l’incentivo per restare al lavoro ci sia già per le donne (fino a 65 anni) e come sia invece inaccettabile andare oltre i 65 anni «perché – afferma la segretaria confederale Morena Piccinini – significherebbe rompere il principio dell’età pensionabile, significherebbe dire che questo livello è virtuale». «Quanto alla proroga del bonus per l’anzianità – avverte – deciderà chi sarà al governo nel 2007».


    Fintanto che il governo è questo, l’impegno di Maroni sarà quello di contrastare «con ogni mezzo» i tentativi di non attuare o di disapplicare la legge 30 di riforma del mercato del lavoro. Il riferimento del ministro è ad alcuni tentativi di modifica delle norme da parte di leggi regionali, «delle regioni rosse», e a tentativi analoghi messi in atto in alcuni contratti di lavoro. E se sono andati in porto è perché hanno incontrato il favore non solo di tutti i sindacati ma anche delle controparti datoriali. Un particolare che il ministro del Lavoro trascura, ecco quindi il suo appello «a Confindustria e Cisl e Uil a condividere questo impegno», «serve un atto di coraggio», non si deve «cedere al ricatto di un sindacato», cioè della Cgil che non ha firmato il Patto per l’Italia.


    Il Maroni-bilancio 2004 continua con la bufala secondo cui «l’Italia, nonostante la bassa crescita economica, riesce, contrariamente agli altri paesi europei, ad abbassare il tasso di disoccupazione e questo miracolo è possibile grazie alla legge Biagi».


    Ora, se è vero che i dati Istat dicono che la disoccupazione nel nostro Paese è scesa al 7,4%, dicono anche che nel terzo trimestre frena la crescita dell’occupazione. Dicono poi che il numero dei disoccupati è calato solo sulla carta perché specie al Sud, specie tra le donne, la speranza di trovare un’occupazione non c’è più, circa 140 mila persone (il 7,1% in più rispetto all’anno scorso) hanno rinunciato a cercare un lavoro, sono semplicemente uscite dal mercato, non vengono più rilevate.


    Su tutto questo la ciliegina l’ha messa il sottosegretario al Welfare, il solo con cui il ministro riesca ancora a condividere il suo progetto di demolizione dell’articolo 18. Non potendo Maroni – per motivi squisitamente leghisti – invocare la «leale collaborazione tra Stato e Regioni prevista dalla Costituzione», lo fa Maurizio Sacconi attaccando le «leggi regionali sediziose fatte per contrastare delle leggi dello Stato». Segue indice puntato contro le «regioni rosse». Punta invece il dito contro il ministro e la sua posizione sull’articolo 18 l’Ugl, sindacato che proprio rosso non è: «Ora che neppure Confindustria vuole più abolirlo la posizione del ministro del Welfare appare anacronistica e inutilmente conflittuale. Il sindacato, comunque, non farà passi indietro e tornerà a scioperare se qualcuno rimetterà in discussione l’argomento».