Per l’intesa Maroni punta sugli ammortizzatori sociali

06/03/2002





Per l’intesa Maroni punta sugli ammortizzatori sociali
ROMA – Governo e maggioranza sono al lavoro per tracciare un possibile percorso negoziale che possa trarre tutti d’impaccio dallo stallo del confronto sulla delega-lavoro, incagliato sul muro contro muro per l’articolo 18. E il Ds Luciano Violante traccia la «nuova frontiera che la sinistra deve affrontare: non difendere soltanto l’articolo 18 ma tutelare anche chi è nel mercato del lavoro e chi ne esce. Ieri sera si è tenuto un summit al ministero del Welfare al quale quale hanno partecipato il ministro Roberto Maroni, il sottosegretario Maurizio Sacconi, consiglieri economici e giuslavoristi per fare il punto della situazione e verificare eventuali soluzioni alternative. Ufficialmente non è stata ancora individuata alcuna nuova opzione. Ma due, al momento, sono le ipotesi più gettonate nel "toto-mediazioni": limitare la sospensione dell’articolo 18 solamente alle aziende che vogliano crescere e superare la soglia dei 15 dipendenti (eliminando gli altri due casi previsti dalla delega: sud e contratti a termine); lasciare invariato il dispositivo previsto attualmente dalla delega-lavoro per le imprese del Mezzogiorno trasferendo eventualmente la norma in un provvedimento successivo sugli incentivi al Sud. Nel frattempo il Governo cercherebbe di aprire una partita molto più ampia sulla riforma degli ammortizzatori sociali per i quali sono in corso verifiche tra i diversi dicasteri alla ricerca della copertura finanziaria per un provvedimento che dovrebbe costare almeno 5,16 miliardi di euro. Sempre ieri sera il gruppo Ccd-Cdu della Camera, oltre a discutere di Europa, ha vagliato alcune «opzioni» alternative al testo attuale della delega-lavoro, compresa quella dello stralcio dell’articolo 18 lanciata dal capogruppo Luca Volontè. Che comunque ha tenuto a precisare che il suo gruppo non sta preparando emendamenti, anche perché la delega è attualmente "congelata" del Senato. E di fatto congelata, ma a Montecitorio, è anche quella sulle pensioni come ha ribadito il presidente della commissione Lavoro, Domenico Benedetti Valentini (An). E proprio sulla previdenza un altro esponente di An, il vicepresidente della Camera, Publio Fiori, ha detto che potrebbe esserci uno scontro all’interno della maggioranza se le pensioni non verranno agganciate ai salari. Quanto all’opposizione, Violante ribadisce che l’articolo 18 non si tocca. Ma aggiunge che difenderlo non basta. «Occorre costruire le garanzie per coloro che non sono nel mercato e quelli che ne sono usciti», afferma Violante che sottolinea: «Si apre una frontiera che la sinistra deve affrontare». La maggioranza al Senato: «ok» Maroni, riprenda il dialogo. A Palazzo Madama, dove è all’esame la delega-lavoro. Forza italia, Udc e An plaudono alla decisione di Maroni di ritirare l’articolo 18 dal tavolo della trattativa («posizione di grande buon senso») e invitano a riprendere il dialogo. Oreste Tofani (An) relatore della delega in commissione, si dichiara perplesso sull’ipotesi di stralcio lanciata da Volontè e afferma che il Governo non ha ancora «definito» la scelta sulla questione dell’articolo 18, «ma le strade maestre sono due: rinviare allo Statuto dei lavori o formulare la delega in maniera diversa».
Fiori (An): Agganciare le pensioni ai salari o sarà scontro.
Fiori ieri è stato chiaro: «Se il Governo non inserirà nella riforma del sistema previdenziale le norme per l’aggancio delle pensioni alle retribuzioni, su cui la Cdl si è impegnata in campagna elettorale, sarà scontro anche all’interno della maggioranza».