«Per l’intesa c’è tutto il tempo»

15/12/2003



        Lunedí 15 Dicembre 2003


        «Per l’intesa c’è tutto il tempo»
        PENSIONI - Maroni: aspettiamo fino al 10
        LINA PALMERINI

        ROMA - Questa settimana si metterà a punto il calendario d’incontri. Il ministro del Welfare è a Stoccarda al G8 dei ministri del lavoro e da lì fa sapere che, fino al 10 gennaio «c’è tutto il tempo per capire se c’è spazio per un accordo» sulle pensioni. Di certo, al prossimo appuntamento tra Governo e sindacati, non si vedrà la proposta unitaria di Cgil, Cisl e Uil. Nè si andrà al tavolo con tutte le 36 organizzazioni sindacali e datoriali (come vorrebbero alcuni nel sindacato) visto che non è
        ancora il tempo per un negoziato. Il Governo continua a chiedere «la proposta» a Cgil, Cisl e Uil e loro fanno sapere che ci stanno lavorando, che le differenze sul merito restano e che — anche per questioni di tattica negoziale — un’eventuale ipotesi alternativa sulle pensioni la metteranno sul tavolo
        solo nel round finale.
        Il ritorno del premier e il rush in Aula. Nell’ultimo incontro con i sindacati a gestire il tavolo è stato il vicepremier Fini. Ma ora, finiti gli impegni più pressanti del semestre europeo, tutti
        si aspettano che sia Silvio Berlusconi a prendere in mano il confronto. Alla presidenza del Consiglio viene lasciata l’opera di sintesi viste le differenze
        che ci sono — non solo tra sindacati — ma anche nella coalizione di maggioranza. Resta nel Governo
        l’idea di chiudere tutto alla fine di gennaio per non varare la riforma a ridosso delle scadenze elettorali delle amministrative ed europee in primavera.
        Probabilmente, quindi, la delega passerà direttamente all’ordine del giorno dell’Aula del Senato "svalcando" il voto della Commissione lavoro.
        No ad accordi separati, sì a proposte
        separate. Questa settimana è fitta di appuntamenti sindacali. Oggi c’è la riunione di segreteria della Uil da dove uscirà un orientamento chiaro: non è il tempo per accordi separati. Una indicazione
        che è già stata espressa ufficialmente dal sindacato di Savino Pezzotta, il giorno prima dell’incontro con il Governo (10 dicembre) e ribadita dal leader Cisl in un’intervista («non faremo intese separate sulle pensioni»). Particolarmente atteso è il direttivo della Cgil che si riunirà martedì e mercoledì
        prossimi: Guglielmo Epifani spiegherà ai suoi — e soprattutto all’area di sinistra che non vuole trattative con il Governo — le ragioni del confronto.
        Il leader della Cgil, mercoledì scorso, è stato tentato dall’abbandonare il tavolo ma, alla fine, è stato convinto dai colleghi di Cisl e Uil a proseguire.
        Una scelta che sarà illustrata al direttivo che metterà a punto anche la proposta della Cgil sulla riforma delle pensioni e del welfare. Anche la Cisl, nell’esecutivo, ha anticipato le sue idee, alcune molto distanti dalla Cgil. Per esempio, il sindacato di Pezzotta è disponibile a discutere un aumento dell’età anagrafica lasciando invariati i 35 anni di
        contributi. In pratica, si rende flessibile l’età nel mix con gli anni di contributi rispettando la quota "92" (cioè 35 anni di contributi più 57 d’età). «Non condividiamo la possibilità di intervento sulle anzianità — ha detto il segretario confederale Cgil, Morena Piccini — e comunque dal nostro direttivo di martedì e mercoledì usciranno alcune coordinate sulla base delle quali fare poi il confronto con Cisl e Uil». Alla fine, se intesa separata non ci sarà — e nemmeno una proposta unitaria — sul tavolo
        comunque ci saranno proposte sindacali diverse.
        Il nodo "aliquote" e lo "scalone".
        Su un punto i sindacati sono perfettamente
        in sintonia: l’aumento delle aliquote per i lavoratori autonomi. E questo sarà il vero scoglio nel confronto con il Governo vista la netta contrarietà
        del ministro Tremonti e della Lega a "sfavorire" categorie sociali politicamente vicine. Intanto, alla commissione Lavoro del Senato prosegue la discussione generale sulla delega. Nella maggioranza si sta valutando la possibilità di presentare emendamenti che introducano un criterio di gradualità nella riforma, attenuando gli effetti dello
        «scalone» previsto dal 2008.