Per l’economia dopo le bombe l’ora della verità – di G.Turani

26/03/2003





COPERTINA
lunedi 24 Marzo 2003
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Il punto

Per l’economia dopo le bombe l’ora della verità


GIUSEPPE TURANI


La questione è molto semplice e conviene metterla in termini diretti. Molti aspettano la fine della guerra perché pensano che dopo vivremo come in una sorta di altro mondo. Naturalmente tutto ciò non è vero e non ha nessuna consistenza reale. Dopo la guerra, il mondo sarà migliore o peggiore dal punto di vista politico. Ma per quanto riguarda l’economia sarà grosso modo quello di oggi, forse con qualche consapevolezza in più, proprio perché sarà sparita appunto l’illusione che dopo la guerra ci sia una sorta di nuova spiaggia o nuova frontiera fatta di benessere e di economie in crescita.
Si vedrà, insomma, che l’economia americana continua a essere quello che è da tre anni circa. E cioè un’economia con una montagna di problemi e che, se andrà in ripresa, lo farà con ritmi lenti, più da tango argentino che da rock americano. Si constaterà con mano che il «traino» americano sull’economia mondiale non potrà che essere modesto e circoscritto. E si scoprirà pure che l’Europa ha più problemi di quanti capelli abbia in testa Duisenberg. Primo fra tutti: una Germania al suo centro, afflitta da problemi strutturali gravissimi, dai quali nessuno sa come venire fuori.
Ci si accorgerà che i consumatori si apprestano a cambiare lo schema dei loro acquisti, e con questo pongono alle aziende problemi serissimi e molto difficili da risolvere. Insomma, è possibile (secondo molti è quasi certo) che il dopoSaddam sarà una faccenda dura e complicata, come e forse più della guerra stessa.
Non a caso, un po’ tutti nei giorni scorsi hanno cominciato a tagliare le previsioni di crescita. Qui in Italia, per rimanere nel nostro orticello, da una previsione iniziale di crescita 2003 intorno al 2,3 per cento siamo già scesi a una previsione dell’1,3 per cento. E non siamo nemmeno alla fine di febbraio. Se nel ridurre le previsioni di crescita si seguirà l’andamento dell’anno scorso, fra un po’ ci verranno a dire che nel 2003 non potremo crescere più dell’1 per cento. Questo, naturalmente, comporterà problemi molto seri (e, forse, quasi irrisolvibili) di bilancio pubblico. San Giulio Tremonti ha dato prova finora di avere una grandissima borsa piena di conigli. Ma, forse, anche la sua scorta di coniglietti sta finendo.
Insomma, c’è il pericolo che, tanto per rimanere a casa nostra, il 2003 non sia l’anno della festa e della buona crescita, ma l’anno in cui andiamo a sbattere contro i nostri problemi, le nostre inefficienze, il nostro mostruoso debito pubblico.
Dunque, il 2003 potrebbe anche essere l’anno della verità. E allora che il cielo ci aiuti.