«Per le pensioni è l’ultima riforma»

16/10/2003
16 Ottobre 2003

«Per le pensioni è l’ultima riforma»
Tremonti va in tv, insorgono i sindacati e l’opposizione
Roberto Giovannini

ROMA
«Sarà l’ultima riforma delle pensioni, e darà fiducia nell’avvenire», dice il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Parole che scatenano una polemica. Ieri, infatti, il titolare dell’Economia è intervenuto per difendere la bontà della sua riforma nel programma pomeridiano di RaiUno «La vita in diretta», violando clamorosamente – per i sindacati e l’opposizione – le regole che vietano la partecipazione di politici in programmi di intrattenimento senza contraddittorio. Di qui le aspre proteste di Cgil-Cisl-Uil, che lamentano il silenzio sulle loro iniziative e le loro ragioni e parlano di «pagina nera per il servizio pubblico radiotelevisivo».
Il messaggio di Giulio Tremonti è questo: la riforma previdenziale «stabilizza il sistema», «non è drammatica» ed «è quello che andava fatto». Ma soprattutto sarà «l’ultima riforma delle pensioni» e punterà «a dare fiducia nell’avvenire, perché se non c’è fiducia la gente non fa i figli e non fa gli investimenti». Primo, chi è già in pensione: «non cambia nulla, sono blindati e la pensione è eterna». Poi, chi potrebbe di qui al 2008 andare in pensione di anzianità: «restare a lavorare è un diritto e non è un obbligo», ma c’è il vantaggio di ricevere «un superbonus» consistente (circa il 40% dello stipendio, secondo il ministro, anche se in realtà l’aumento netto è del 32,7%). «Una bella somma, che alle famiglie consentirà di tirare avanti un po’ meglio».
Ma dopo il 2008 le cose cambiano, «perché il vecchio sistema non sta in piedi e fino al 2030 si spende troppo e nessun governo sarebbe in grado di permettersi di pagare il conto pensionistico». Problema affrontato in tutta Europa, spiega Tremonti, e che l’Italia affronta «nel modo che ci sembra giusto». Dal 2008 al 2015 si potrà andare in pensione «prima, ma devi accettare un calcolo della pensione fatto sui contributi effettivamente versati», ovvero con una penalizzazione di circa il 30%. Un sacrifico che per il ministro «non è drammatico: basta pensare che in Germania si va in pensione da 67 anni mentre da noi non sarà così». Prima, il ministro aveva toccato altri due temi «prediletti»: la necessità di varare banconote da un euro («se avessero sentito la gente, magari partivano subito con l’euro di carta»), e le regole sancite nell’accordo di Basilea 2, che «non possono essere calate dall’alto».
Immediata e furibonda la protesta dei sindacati. Il ministro dell’Economia era solo, «ed è inutile dire che nessun esponente del sindacato era stato invitato per esporre le opinioni che vedono le organizzazioni sindacali mobilitate contro la proposta del governo». Insomma, si legge in una nota unitaria, per ripristinare il pluralismo informativo, «a quando il diritto di replica, nelle stesse modalità, per Cgil, Cisl e Uil?». Sulla stessa linea i commenti dall’Ulivo. Per il vicepresidente della Commissione di Vigilanza Rai Giampaolo D’Andrea (Margherita), è stata violato l’atto di indirizzo della Commissione del marzo 2003, in assenza di contradditorio. Per il diessino Giuseppe Giulietti, fa tutto parte di «un piano per la comunicazione preparato dal governo, al quale la Rai dovrà dare esecuzione come un fedele servitore».
Intanto, torna in «corsia preferenziale» l’esame parlamentare della delega previdenziale oggetto dello scontro. Il presidente del Senato Marcello Pera infatti ha deciso di considerare «collegato» alla Finanziaria 2004 il provvedimento presentato nel 2001, che dunque potrà essere esaminato nel corso della sessione di bilancio e godere di un percorso più veloce. Un orientamento, quello del presidente Pera, che alla fine ha negato le valutazioni (opposte) dei suoi stessi servizi tecnici, ma che non sorprende di fronte al «pressing» esercitato dal governo in questi giorni. Si riuscirà, dunque, a varare la riforma entro la fine dell’anno? L’impresa sembra molto problematica: intanto, perché ancora non è stato formalmente presentato l’articolato dell’emendamento varato dal governo, anche se il sottosegretario al Tesoro Giuseppe Vegas assicura che lo sarà «nei tempi più brevi possibili». Tra l’altro, sempre Vegas ammette che l’estensione degli incentivi per restare al lavoro anche al pubblico impiego «è oggetto di valutazione», perché «potrebbe comportare oneri». Infine, l’iter in Commissione Lavoro di Palazzo Madama non partirà a passo di carica, ma con una serie di audizioni parlamentari.
E i sindacati confederali continuano a preparare lo sciopero e ribadiscono il «no» a una diversa gradualità di questa riforma. «O si cambia il quadro oppure adesso noi dobbiamo solo fare lo sciopero generale», dice il numero uno della Cisl Savino Pezzotta. «Noi non trattiamo nessuna gradualità dentro questo schema di riforma delle pensioni», spiega per la Cgil Guglielmo Epifani, che anticipa per «dopo» una proposta «alta» del sindacato sui temi in discussione. «La nostra idea l’abbiamo avanzata, e non parte dal presupposto che si debba necessariamente fare un intervento chirurgico», afferma il leader Uil Luigi Angeletti.