Per lasciare la scuola basteranno quindici anni

21/01/2010

L’obbligo di istruzione, che la Finanziaria del 2006 ha innalzato a 16 anni, «si assolve anche nei percorsi di apprendistato». Recita così un emendamento votato ieri dalla commissione Lavoro alla Camera come modifica al ddl sul lavoro collegato alla Finanziaria. Autore ell’emendamento, il relatore del ddl Giuliano Cazzola, Pdl. Se il testo passerà (arriva in aula alla Camera lunedì) si potrà andare a lavorare a 15 anni e utilizzare l’apprendistato per coprire l’ultimo anno obbligatorio di scuola. La «possibilità» è in realtà uno dei cavalli di battaglia del ministro al welfare Maurizio Sacconi, che aveva lanciato l’idea già alla fine dello scorso anno. L’ex ministro all’Istruzione Giuseppe Fioroni (Pd) si rivolge proprio a lui: «Ha deciso insieme alla maggioranza di fare carta straccia dell’obbligo scolastico». «È inaccettabile – aggiunge – che, invece di intensificare gli sforzi per collegare la fase educativa alla formazione e mettere in grado i ragazzi italiani di poter competere ad armi pari con i loro colleghi nel resto del mondo, qui si decida di fare un salto all’indietro così macroscopico. Il buon senso dovrebbe suggerire, proprio nei momenti di crisi violente come quella che ancora attraversiamo, di intensificare la preparazione anche come misura di contenimento dei suoi effetti sociali, non di giocare al ribasso». Chiamato in causa, Sacconi prima parla di «critiche ideologiche», poi parla d’altro: «Oggi migliaia di giovani tra i 14 e i 16 anni nè studiano nè lavorano e talora lavorano in nero».Maè la dichiarazione di Cazzola ad essere un capolavoro: «Allo studente non resta in mano nulla dopo quei due anni di scuola dai 14 ai 16 anni. Al massimo può fare una formazione di base che non dà nulla. Tanto vale andare a lavorare».
LONTANI DALL’EUROPA
La Ue, l’Ocse, Bankitalia raccomandano l’esatto opposto: investire in conoscenza, che è anche il titolo di un recente studio proprio della Banca d’Italia. Anche il Trattato di Lisbona, come ricorda il senatore Pd Antonio Rusconi, prevede ben altri livelli d’istruzione: «Il governo Berlusconi – dice – sembra orientare la scuola e la società verso indirizzi classisti: la serie a dei licei, la serie b degli istituti tecnici, la serie c dei professionali, e ora per qualcuno, finita la terza media, lidea di andare subito al lavoro». Decisamente contrari anche i sindacati, secondo i quali questo «è l’ultimo atto dello smantellamento di un vero obbligo scolastico». Per la Cgil «non è con l’abbassamento dei diritti o con la propaganda che si affrontano temi come il lavoro dei giovani e la lotta al sommerso», dice Fulvio Fammoni, della segreteria. L’emendamento «è sbagliato dal versante formativo,ma è altrettanto grave che si tenti in questo modo di superare surrettiziamente anche l’età minima per lavorare, fissata per legge a 16 anni». La rete degli studenti medi lo definisce «un salto indietro epocale: traduce in legge la proposta di Sacconi di mandare i giovani a raccogliere le arance al posto degli immigrati a Rosarno». Ancora: «Ecco l’idea del governo: fuori casa a 18 anni, come dice Brunetta, ma con lavori dequalificati e prospettive di crescita formativa e personale inesistenti». Il sistema scolastico è «ridotto ai minimi termini», e «il governo disegna un futuro in cui regnano precarietà, lavoro nero e diseguaglianze».