«Per la totalizzazione basteranno 50 € di contributo annuo a testa»

19/02/2003




Mercoledí 19 Febbraio 2003
Casse Privatizzate
«Per la totalizzazione basteranno 50 € di contributo annuo a testa»
M.PE.


ROMA – La totalizzazione, cioè la somma gratuita degli spezzoni contributivi ai fini pensionistici, «è un diritto sancito dalla Costituzione e un atto di civiltà e di giustizia». E «non è vero» che la sua introduzione potrebbe minare i conti delle Casse di previdenza. Basterebbe che «ogni professionista versasse annualmente meno di 50 euro per assicurarsela». All’indomani della richiesta dell’Adepp (l’Associazione delle Casse private) e della commissione parlamentare di controllo sugli enti previdenziali di bloccare il regolamento attuativo dell’articolo 71 della legge 388/2000, scende in capo, con l’obiettivo opposto, il Comitato previdenza professionisti. Che, in una nota, contesta punto su punto i rilievi di chi non vuole quel decreto. In primo luogo gli oneri per gli enti. «Ogni Cassa che ha ricevuto contributi – si legge nella nota – paga unicamente la propria quota di pensione e solo per il periodo nel quale il lavoratore è stato iscritto a quella Cassa, con il sistema di calcolo che ogni Cassa ha liberamente e autonomamente stabilito per tutti i suoi iscritti». Per il Comitato «l’aumento di contributi che ogni professionista dovrebbe sostenere annualmente per assicurarsi la totalizzazione risulterà inferiore ai 50 euro, pari al 2,68 per mille del reddito professionale. E, in questo caso, non ci sarebbero oneri aggiuntivi per le Casse». In secondo luogo viene contestata l’affermazione secondo cui in alcuni casi il trattamento da totalizzazione sarebbe addirittura superiore a quello erogato, a parità di andamento reddituale, a quello di un professionista iscritto per 30 anni alla propria Cassa professionale. Per il Comitato questo è vero, «ma non c’è da scandalizzarsi, perché è logico: se, a parità di anni di iscrizione, l’andamento reddituale della parte da dipendente è il medesimo di quella da professionista, l’importo del pro-quota erogato dall’Inps sarà superiore perché per i dipendenti viene versato circa il 38% di contributi, mentre i professionisti versano in tutto circa il 10-12 per cento. E, in ogni caso, ogni ente versa unicamente la propria quota di pensione per la quale ha ricevuto i relativi contributi. La totalizzazione, al contrario, per i professionisti "mobili" «oltre che un diritto sancito dalla Corte costituzionale, è una necessità e un’opportunità proprio per le giovani generazioni per le quali, a seguito dei processi di mobilità sarà assolutamente indispensabile un meccanismo di tutela che, in caso di cambiamento di attività, garantisca di non perdere in tutto o in parte la pensione».