Per la sicurezza sul lavoro il governo toglie responsabilità alle imprese

20/05/2004


  sindacale


20 maggio 2004

Epifani: il decreto va cambiato
Per la sicurezza sul lavoro il governo toglie
responsabilità alle imprese
Oltre un milione di infortuni all’anno
Donne e immigrati le categorie più a rischio


MILANO La Cgil non condivide lo schema di decreto del governo sulla sicurezza sul lavoro. Perché alleggerisce semplicemente gli obblighi e le responsabilità delle imprese trasferendoli alle parti sociali e agli enti bilaterali. Il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, afferma che è necessario riprendere le iniziative sui temi della sicurezza partendo «dalla critica dello schema di decreto del governo che toglie responsabilità all’impresa». Il governo ha detto a margine dell’assemblea nazionale dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza della Cgil «non si è confrontato con noi rischia di rendere più difficile la battaglia sulla sicurezza. Se il problema era semplificare si poteva discutere con il sindacato».

Dai lavori dell’assemblea è emerso che sono le donne e gli immigrati le categorie che corrono i maggiori rischi di rimanere vittime di infortuni sul lavoro. E i settori in cui è più alto il numero di incidenti sono le costruzioni e l’industria dei metalli. In questi due comparti avviene un terzo del totale degli incidenti sul lavoro.

Negli ultimi sei anni la media annuale degli incidenti sul lavoro ha superato il milione di casi, mostrando un andamento crescente dal ’98 al 2001. Solo a partire dal 2002 si è notata un’inversione di tendenza (-0,4% rispetto all’anno precedente), confermata anche nel 2003. L’anno scorso, infatti, gli infortuni sul luogo di lavoro sono calati dell’1,8%, circa 17mila in meno rispetto al 2002 (951.834 casi denunciati contro i 968.853 dell’anno prima). La flessione ha interessato, però, solo gli uomini (-8,3%), mentre per le donne la diminuzione è stata minima (da 120 a 118 casi). Sono questi i dati elaborati dalla Cgil e presentati dal segretario confederale e responsabile della sicurezza sul lavoro, Paola Agnello Modica.

Secondo lo studio della Cgil, a fronte di un aumento dell’occupazione femminile del 13,4% (fra il 1998 e il 2002) gli infortuni che hanno coinvolto le lavoratrici sono cresciuti del 21,9%.

Alta anche l’incidenza di infortuni per la manodopera immigrata.
I lavoratori extracomunitari, che nel 2001 (anno della regolarizzazione) rappresentavano il 3,4% del totale degli occupati, sono stati interessati dal 9,1% degli incidenti. Mentre, dunque, per gli italiani avviene un infortunio ogni 25 lavoratori, per gli stranieri l’incidenza è superiore al doppio, arrivando a un caso ogni 10.

L’assemblea della Cgil lancia l’allarme anche sui casi mortali. Fra il 1998 e il 2002 si sono registrati in media 1.446 morti sul lavoro l’anno. A questi vanno aggiunti i lavoratori che muoiono per malattia professionale (300 ogni anno nel periodo 1999-2001) e quelli che non rientrano nelle statistiche dei casi ‘denunciati e indennizzatì presenti nella banca dati on line dell’Inail, ma in quelle a gestione interna (le cosiddette rendite costituite per inabilità).
r.ec.